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Per la qualità della preservazione dei suoi fossili e per il ruolo che essi hanno avuto nella storia della scienza, la “Pesciara” di Bolca si può considerare una delle più importanti località fossilifere del mondo. Conosciuti principalmente per i pesci fossili, i calcari laminati che qui vengono cavati contengono anche resti di crostacei, meduse, molluschi, anellidi, insetti, foraminiferi, e piante.

Col nome di "Bolca" si intendono più località dell'Eocene fra loro vicine, ma di età diverse. Alla Pesciara vera e propria, luogo da cui proviene la maggiore parte dei pesci, e a Monte Postale, località di ritrovamento di un'importante fauna di invertebrati, affiorano rocce della parte alta dell'Eocene inferiore, deposte circa 50 milioni d'anni fa. La Pesciara si presenta oggi come un blocco di calcari fossiliferi completamente circondato da rocce vulcaniche dell'Eocene medio. Presso le vicine località di Purga di Bolca e Monte Vegroni, pure tradizionalmente comprese tra quante riferibili a "Bolca", gli strati sono di diverso paleoambiente e ben più recenti, della parte alta dell'Eocene medio (circa 40 milioni di anni fa).

Lo scritto più antico sui pesci di Bolca è un testo contenuto nei Commentarii del medico senese Pietro Andrea Mattioli (1501-1578), del 1554. Nel settecento ne disquisirono Johann Jacob Scheuchzer (1672-1733) nel celebre Herbarium diluvianum collectum e il grande naturalista veneziano Alberto Fortis (1741-1803) in alcune lettere pubblicate dal conte Giambattista Gazola di Verona (1757-1834). Quest'ultimo era proprietario della grande collezione di fossili su cui Serafino Volta basò la sua Ittiolitologia Veronese del 1796, arricchita da splendide incisioni e nella quale si trovano descritte più di cento specie. Il Museo Gazola fu poi trafugato all'inizio del secolo dalle truppe napoleoniche e trasportato a Parigi dove divenne oggetto di studio prima di Henri Marie Ducrotay de Blainville e poi di Louis Agassiz. Il grande paleontologo di Neuchatel rivide l'elenco di Volta, riconoscendo 90 specie di 69 generi diversi, stabilendo che tutte le specie, per quanto "moderne", fossero estinte. Generazioni di cavatori si sono succedute, portando a giusta fama la locale famiglia Cerato che ancora si occupa dello scavo della Pesciara. Lo studio sistematico dei fossili è continuato fino ai giorni nostri, con molte pubblicazioni. Rimangono ancora da comprendere le condizioni ambientali che hanno portato a questa straordinaria fossilizzazione e da sciogliere alcune ambiguità sul significato paleoambientale del biota della Pesciara.

La gran parte dei pesci fossili appartiene a gruppi sistematici moderni, cosicché accanto ai nomi scientifici sono stati attribuiti loro i nomi comuni che i pescatori usano per le specie viventi. In particolare, l’ittiofauna fossile rappresenta l'analogo antico di un'associazione oggi tipica di acque costiere temperato-calde o subtropicali. Il gran numero di specie rinvenute nei diversi livelli calcarei, almeno 300, fa di questo giacimento paleontologico uno dei più ricchi al mondo, considerando che nella maggior parte dei siti con ittiofaune si rinvengono al massimo alcune decine di forme. Oggi possiamo tuttavia dire di non sapere se tutte queste specie siano vissute contemporaneamente, né se rappresentino un unico paleoambiente. Per contro, l’arco temporale durante il quale si depositarono le rocce della Pesciara e del Monte Postale potrebbe coprire alcune centinaia di migliaia di anni, durante i quali l’ambiente e le associazioni biologiche certamente si sono modificati.

La morfologia di ogni singola specie fossile ci permette di capire le modalità di nuoto e l'ambiente al quale era adattato ogni pesce: di volta in volta questo era uno spazio dove nuotare veloci, o un fondale più o meno irregolare e ricco di vita, o uno spazio ristretto dove erano richieste ottime capacità di manovra a bassa velocità. Dalla dentatura si risale invece alla dieta, o trofismo, di ciascun pesce: denti allungati e conici per i predatori simili al moderno barracuda, denti robusti ed appiattiti per i pesci che vivono schiacciando gusci di molluschi come fanno saraghi e orate, denti robusti e sporgenti in avanti per le specie che vivono "brucando" gli organismi dal fondo, magari staccandoli a forza dagli scogli. La bellezza dei fossili di Bolca non ci deve far dimenticare che in origine questi pesci dovevano essere vistosamente colorati come lo sono oggi gli abitanti delle coste subtropicali, anche se i processi di fossilizzazione ci hanno sottratto la possibilità di comprendere nella sua pienezza questo aspetto così importante della loro nicchia ecologica. Tuttavia in alcuni casi fortunati si osservano sulla superficie del fossile macchie scure che ci testimoniano l'antica presenza di pigmenti, senza tuttavia poter dire a quale colore esse corrispondessero in vita.

Se i pesci sono i fossili più famosi (non per nulla la Pesciara si chiama così!), l'ambiente marino in cui questi sono vissuti non ospitava solo vertebrati. Ecco così che dagli strati calcarei hanno fatto la loro comparsa i resti di crostacei, molluschi e anellidi, quelli di organismi terrestri come insetti e piante, e le tracce fossili lasciate dagli abitatori del fondale, fossili che oggi complicano il quadro già complesso di un'associazione di pesci comunque ricca. Dal punto di vista macroevolutivo, l’immagine della vita che ricaviamo dallo studio dell'associazione di Bolca fotografa un particolare momento nella storia della vita: circa quindici milioni d'anni dopo la grande crisi biologica della fine del Cretaceo, il pianeta era popolato da nuovi dominatori tra i grandi pluricellulari – i mammiferi, i pesci teleostei e le piante angiosperme. Anche tra gli animali invertebrati come crostacei, insetti e molluschi, molte cose erano cambiate dal Mesozoico e la biosfera era per molti aspetti simile alla nostra. Tra gli unicellulari, i grandi foraminiferi raggiungevano nell'Eocene medio dimensioni plurimillimetriche o centimetriche, come mostrano i gusci delle alveoline della Pesciara e di Monte Postale. Con l’aspetto esterno di chicchi di riso, le alveoline presentano una struttura interna molto complessa, col guscio formato da una serie di piccolissime cellette che hanno ispirato il nome di questo gruppo di foraminiferi.

Quali fattori hanno portato alla morte dei pesci, oggi così splendidamente preservati, e al contempo favorito la loro conservazione una volta giunti al fondo? E' questo uno dei grandi misteri legati alla lagerstätte della Pesciara in attesa di una spiegazione coerente che tenga conto della presenza nell'associazione di resti di organismi terrestri come insetti e foglie. La ricostruzione dell’ambiente di vita dei pesci di Bolca è più difficile di quanto lascino supporre la forma e la varietà dei pesci stessi, alcuni dei quali simili a quelli che attualmente vivono in climi tropicali a volte associati a barriere coralline. Altre specie potrebbero invece indicare acque limpide di clima subtropicale o mediterraneo e fondali poco profondi popolati da fanerogame marine, come è per le praterie a Posidonia oceanica nel nostro Mar Mediterraneo. L'insieme delle caratteristiche fa pensare così a un ambiente più vicino a quello che si incontra nel Mediterraneo orientale che non alle lagune di Tahiti!

Tra i fossili di Bolca meritano certamente un cenno a sè le piante, tra cui alcune palme, e gli scheletri articolati di coccodrillo ritrovati presso la Purga di Bolca, in strati associati a ligniti e rocce vulcano-detritiche di età più recente di quelli della Pesciara. L'insieme della caratteristiche sedimentarie e paleontologiche suggeriscono essersi trattato di un ambiente palustre costiero, forse un estuario o una piana tidale. La grande abbondanza di materia organica in decomposizione associata alla stagnazione delle acque impoverite di ossigeno favorirono la lenta trasformazione dei resti vegetali in carbon fossile.

Per approfondire

Alessandrello A. (1990). A revision of the Anellids from the Eocene of Monte Bolca (Verona, Italy). Studi e ricerche sui giacimenti terziari di Bolca 6.

Agassiz L. (1835). Revue critique des poissons fossiles figurés dans l'Ittiolitologia Veronese. Recherches sur les poissons fossiles 4: 1-44.

Bannikov A., Carnevale G. (2010). Enigmatic spiny-rayed fish from the Eocene of Monte Bolca, Italy. Geological Journal DOI: 10.1002/gj.1255.

Blainville, H. de (1818). Sur les ichthyolites ou les poissons fossiles. Nouveau Dictionnaire d'Histoire Naturelle, appliquée aux arts, à l'economie rurale et domestique, à la Medicine, etc. Deterville, Paris. 27: 310-395.

Gaudant J. (2011). La publication de l'Ittiologia Veronese (1796-1809): le triomphe de l'obstination au service d'une entreprise scientifique hors norme. Studi e ricerche sui giacimenti terziari di Bolca 13: 67-133.

Gazola, G. (1794). Lettere recentemente pubblicate sui pesci fossili veronesi, con annotazioni inedite agli estratti delle medesime. Verona, Ramanzini, 187 pp.

Olivero D. (2007). Taxonomy and the role of type specimens in ichnotaxonomy. In Miller W.III (ed.) Trace fossils: concepts, problems, prospects, Elsevier Science: 219-232.

Landini, W., Sorbini, L. 1996. Ecological and trophic relationships of Eocene Monte Bolca (Pesciara) fish fauna. In Cherchi A. (ed.), Autoecology of Selected Fossil Organisms: Achievements and Problems, Bollettino della Società Paleontologica Italiana, Volume Speciale 3: 105–112.

Papazzoni C.A., Trevisan E. (2006). Facies analysis, palaeoenvironmental reconstruction, and biostratigraphy of the “Pesciara di Bolca” (Verona, northern Italy): An early Eocene Fossil-Lagerstätte. Palaeogeography, Palaeoclimatology, Palaeoecology 242: 21–35.

Papazzoni C., Giusberti L., Carnevale G., Roghi G., Bassi D. & Zorzin R. (2014). The Bolca Fossil-Lagerstätten: A window into the Eocene World - Excursion guidebook of the CBEP 2014-EPPC 2014-EAVP 2014-Taphos 2014 conferences. Rendiconti della Società Paleontologica Italana 4: 1-110.

Nel Web

Museo di Geologia e Paleontologia dell'Università di Padova
Sito web di Marco Cavina

Testo di Guido Roghi, Andrea Tintori e Stefano Dominici.
Fotografie di Roberto Zorzin, Andrea Tintori, Saulo Bambi e Stefano Castelli.
Foto Titanonarke molini, Eoplatax papilio, Tympanophora turbinata e calamaro dall'archivio del Museo di Geologia e Paleontologia dell'Università di Padova.
Si ringraziano per la collaborazione Paolo Mietto, Letizia Del Favero e Mariagabriella Fornasiero.