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Da un'area di un chilometro quadrato o poco più, forse da un unico e breve intervallo stratigrafico, provengono i più disparati resti fossili di animali marini: cetacei grandi e piccini, carnivori pinnipedi e rettili cheloni, squali, razze, pesci ossei, centinaia di specie tra gasteropodi, bivalvi, echinodermi e crostacei decapodi. Un eldorado paleontologico di età pliocenica noto dalla prima metà dell'ottocento.

Dalle colline che si estendono da Orciano fino al vicino abitato di Santa Luce proviene una ricchissima fauna a vertebrati del Pliocene superiore (Piacenziano) oggi conservata nei musei di Calci, presso Pisa, e di Firenze. Tra i mammiferi marini sono stati finora estratti elementi scheletrici spesso articolati di grossi cetacei, tra cui un balenotteride lungo circa dieci metri recuperato nel 2007, o i più piccoli delfinidi Hemisyntrachelus pisanus ed Etruridelphis giulii e il pinnipede Pliophoca etrusca. Gli elementi disarticolati di cetacei compongono un lungo elenco che comprende denti, vertebre, periotici e bulle timpaniche. Anche gli elasmobranchi sono notevolissimi per dimensioni, come lo squalo bianco Carcharodon carcharias, o per varietà, dai resti di chimera (Chimaera) a quelli di verdesca (Prionace) e aquila di mare (Myliobatis). Lo scheletro articolato di un grosso chelonide attribuito alla specie Chelonia sismondai è stato ritrovato presso Casa Cubbe.

L’intervallo stratigrafico di provenienza di questa associazione di ambiente di piattaforma esterna è quello delle argille sabbiose sovrastanti le tipiche argille azzurre del Pliocene inferiore, di ambiente batiale. Il primo a valorizzare pubblicamente la fauna di Orciano, conosciuta fin dal 1846, fu il pisano Vittorio Pecchioli con lo studio sui molluschi delle “argille subapennine toscane” del 1864.

L'ittiofauna fu raccolta e studiata in modo sistematico prima da Igino Cocchi, titolare a Firenze della cattedra di Geologia e Paleontologia, poi da Roberto Lawley, inglese naturalizzato italiano e allievo del Pecchioli, che pubblicò anche un primo elenco di cetacei fossili. Della carcinofauna di Orciano si occupò invece Giuseppe Ristori in un resoconto nel 1886 contenente informazioni sulle specie Tribolocephalus laevis e Titanocarcinus edwardsii. Dopo Pecchioli si dedicarono allo studio dei molluschi altri grandi paleontologi della seconda metà dell'ottocento, come la Marchesa Marianna Paulucci, Cesare D'Ancona, Igino Cocchi e Carlo De Stefani. Tra di essi il più noto è senz'altro D'Ancona che utilizzò molto materiale di Orciano per i due volumi della Malacologia Fossile Pliocenica contenenti il primo importante studio dedicato ai muricidi mediterranei. D'Ancona si occupò anche di altri gruppi di gasteropodi ed istituì nuove specie, senza peraltro riuscire a pubblicare i risultati dei suoi studi.

Il più recente ritrovamento fatto ad Orciano Pisano e il relativo studio pubblicato nel 2009 mettono in relazione dal punto di vista paleoecologico vertebrati e invertebrati con modalità fino ad oggi poco note e inattese, attirando l'attenzione dei biologi e paleobiologi che nel mondo si interessano di ecosistemi estremi, come quello che si instaura attorno alla carcassa di un grosso cetaceo in disfacimento sul fondo del mare. Attorno allo scheletro articolato del grosso balenotteride di Orciano sono stati infatti rinvenuti numerosi grossi bivalvi chemiosintetici, resti di una whale fall community sostenuta dai lipidi delle ossa del cetaceo e dall'acido solfidrico che si andava sprigionando dalla loro lenta degradazione anaerobica. É questo il primo caso noto al mondo di una whale fall community matura e naturale instaurata in acque basse (altre se ne conoscono in ambienti profondi). Altri resti rinvenuti rivelano che facevano parte di questo ecosistema estremo i grossi selaci che avevano spolpato la carcassa, assieme a più piccoli pesci, crostacei decapodi e gasteropodi necrofagi, mentre numerosi echinodermi spatangoidi e altri organismi infaunali traevano sussistenza dal fondo ricco di materia organica.

Per approfondire

Bianucci G., Landini W. (2005). I paleositi a vertebrati fossili della Provincia di Pisa. Atti della Società Toscana di Scienze Naturali 110: 1-21.

Cocchi I. (1864). Monografia dei Pharyngodopilidae. Nuova famiglia di pesci labroidi. Firenze, 1–88.

D'Ancona C. (1871-1873). Malacologia Pliocenica Italiana. Memorie Servire alla Descrizione della Carta Geologica d'Italia, Regio Comitato Geologico 1: 308-358; 2: 173-259

Danise S., Dominici S., Betocchi U. (2010). Mollusk species at a Pliocene shelf whale fall (Orciano Pisano, Italy). Palaios 25: 449-456.

Dominici S., Cioppi E., Danise S., Betocchi U., Gallai G., Tangocci F., Valleri G., Monechi S. (2009). Mediterranean fossil whale falls and the adaptation of mollusks to extreme habitats. Geology 37: 815–818.

Lawley R. (1874). Dei resti di pesci fossili del Pliocene toscano. Atti della Società Toscana di Scienze Naturali 16: 59-66.

Pecchioli V. (1864). Descrizione di alcuni nuovi fossili delle argille subappennine toscane. Atti della Società Toscana di Scienze Natuturali 6: 1-32.

Ristori G. (1886). I crostacei brachiuri e anomuri del Pliocene italiano. Atti della Reale Accademia dei Lincei 5: 1-39.

Nel web

Wikipedia

Testo e fotografie di Stefano Dominici