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Situato al confine tra le province di Parma e Piacenza, presso l’abitato di Salsomaggiore Terme, il sito del torrente Stirone rappresenta un’importante finestra sull’evoluzione geologica dell’Appennino emiliano, al pari del vicino torrente Arda. A causa della forte erosione fluviale legata all’attività estrattiva portata avanti tra gli anni ‘50/’60 del secolo scorso, è infatti possibile avere accesso diretto a successioni sedimentarie, col relativo contenuto fossilifero, risalenti agli ultimi 80 milioni di anni, rendendo quindi possibile seguirne la storia evolutiva semplicemente seguendo il suo alveo da monte verso valle.

Partendo dalle rocce più antiche, affioranti nei pressi della chiesetta di San Genesio e databili tra gli 80 e i 55 milioni di anni fa, e muovendosi lungo il corso del torrente fino a Fidenza, si incontra una sequenza di strati di età successivamente più giovane, che termina con sedimenti depositatisi nel Pleistocene Medio. Nonostante alcuni gap, tale sequenza permette di ripercorrere i principali eventi che hanno caratterizzato l’evoluzione geologica dell’area nel periodo di tempo considerato. Le rocce cretaceo-paleoceniche fanno parte del substrato alloctono di origine tirrenica (dominio Ligure) che a partire dall’Oligocene è stato spinto verso la posizione attuale in risposta alla rotazione antioraria del Blocco Sardo-Corso, durante il processo di formazione della catena appenninica. Questo movimento proseguì fino al Miocene medio-superiore, momento durante il quale si depositarono potenti successioni torbiditiche nel bacino di avanfossa e coltri sedimentarie in piccoli bacini (bacini di piggy back) che si erano formati al di sopra delle unità Liguri accavallate e deformate dai processi orogenetici. Tali sedimenti, facenti parte delle cosiddette unità Epiliguri, affiorano in prossimità della località di La Bocca. La mancanza in alveo della Formazione Gessoso-Solfifera non permette di osservare gli effetti della crisi di salinità messiniana. Le unità Epiliguri sono qui invece troncate da sedimenti fluvio-lacustri della Formazione a Colombacci (Messiniano superiore, tra 5,6 e 5,35 milioni di anni fa circa) a cui seguono dei sedimenti di ambiente marino (Formazione di Lugagnano; 5,3-3,6 milioni di anni fa) che testimoniano nell’area dello Stirone il re-instaurarsi già dallo Zancleano di condizioni profonde anche centinaia di metri. La restante parte della successione marina, tuttavia, riporta evidenze di un progressivo raffreddamento e di una fase regressiva, come dimostrato, a valle della chiesetta di San Nicomede, dalla comparsa di specie temperato-fredde e ospiti boreali come il bivalve Arctica islandica. Il successivo passaggio a depositi puramente continentali, riconosciuto nei pressi di Laurano, si registra al tetto di un pacco di sedimenti sabbiosi caratterizzati da strutture sedimentarie di battigia a cui è stato dato il significativo nome locale di “Ultima spiaggia”.

I fossili dello Stirone

Il record fossile dei sedimenti affioranti lungo l’alveo del torrente Stirone è ampio e variegato e comprende resti di piante, tracce fossili, resti di invertebrati e anche di vertebrati. Estremamente numerosi sono gli invertebrati e in particolare i molluschi: in alcuni punti sono ben visibili livelli ricchi di gusci di pectinidi e altri bivalvi, ma sono stati ritrovati anche gasteropodi come Astrea fimbriata, Natica tigrina e Xenophora testigera o coralli come Asterosmilia prolifera. Particolarmente interessanti sono le associazioni a bivalvi lucinidi presenti vicino alla località di La Farfanara, probabilmente legate alla proliferazione di comunità di solfobatteri (di cui i lucinidi sono simbionti obbligati) in un ambiente caratterizzato dalla fuoriuscita dal fondale di fluidi ricchi di metano e idrogeno solforato. Meno comuni sono i vertebrati, per lo più rappresentati da resti di pesci. Per quanto riguarda i mammiferi, sono stati ritrovati sia resti di cetacei miocenici (tra cui l’olotipo della balenottera Plesiobalaenoptera quarantellii) sia fossili di rinoceronti pleistocenici (tra cui un cranio molto ben conservato di Stephanorhinus hundsheimensis). Un unico rettile, una tartaruga marina attribuita alla specie Trachyaspis lardyi, proviene dai livelli diatomitici pliocenici affioranti nei pressi della Farfanara. Molti fossili provenienti dallo Stirone sono oggi conservati presso il Museo Paleontologico “Il Mare Antico” di Salsomaggiore Terme, alle cui collezioni ha dato un importante contributo il paleontofilo salsese Raffaele Quarantelli.

Per approfondire

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Nel web

Parco dello Stirone e del Piacenziano

Testo di Andrea Villa

Fotografie di Andrea Villa, Giuseppe Romeo, Stefano Dominici