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Il Parco dello Stirone e del Piacenziano, esteso tra le province di Piacenza e Parma, dispone di un ricchissimo patrimonio fossilifero che lo rende un vero e proprio museo a cielo aperto. Qui, lungo l’alveo dell’Arda, torrente ai piedi della cittadina medievale di Castell’Arquato, è ben esposta un'alternanza di strati sabbiosi, argillosi e conglomeratici riccamente fossiliferi che registrano gli ultimi due milioni di anni di storia geologica di Appennino emiliano, Mar Adriatico e Pianura Padana.

Percorrendo l’alveo del torrente è possibile osservare negli strati che affiorano lungo i suoi argini l’evoluzione del paleoambiente durante il Pleistocene inferiore e medio. Una successione marina spessa circa 200 metri affiora nella parte basale, un’alternanza di livelli sabbiosi, siltosi e argillosi deposti nel Paleo-Adriatico, in un contesto tettonicamente attivo caratterizzato da fasi di avanzamento dei delta fluviali, con profondità variabili tra 5 e 50 metri. Alla successione è stata attribuita un’età calabriana (1,806-0,781 milioni di anni fa) grazie allo studio delle associazioni a molluschi, foraminiferi e nannofossili calcarei contenuti in questi sedimenti. Le ricche faune fossili marine, spesso eccezionalmente preservate, affiorano lungo i tanti livelli conchigliari caratterizzati dalle tante specie di bivalvi, gasteropodi, brachiopodi, scafopodi, coralli, echinidi, briozoi, anellidi, artropodi e pesci (presenti in forma di otoliti e denti), a cui talora si associano più rari resti di fanerogame marine della specie Posidonia oceanica. Bivalvi e gasteropodi sono i gruppi maggiormente rappresentati, con abbondanti Aequipecten spp., Glycymeris spp., Venus nux, Acanthocardia spp., Tellina spp., Naticarius spp. e Nassarius spp.

Le faune marine del Torrente Arda rivestono una grande importanza dal punto di vista paleoclimatico. L’assenza di malacofaune ad affinità tropicale, caratteristiche del Pliocene, e la presenza in Arda di “ospiti boreali”, tra cui i bivalvi Arctica islandica e Pseudamussium septemradiatum e i foraminiferi Hyalinea balthica e Neogloboquadrina pachyderma, documentano infatti il deterioramento climatico che ha interessato il nostro emisfero tra i piani Gelasiano e Calabriano, caratteristica saliente del Pleistocene inferiore. Con il termine “ospite boreale” si identificano quegli organismi che oggi vivono ad alte latitudini nell’emisfero settentrionale, lungo le coste dell’Islanda, della Norvegia e del Nord America, e che sono migrati nel mar Mediterraneo attraverso lo Stretto di Gibilterra, in seguito al raffreddamento climatico iniziato nel Calabriano (~1.8 Ma).

La successione marina passa nella parte più alta a sedimenti di ambiente continentale, dapprima con conglomerati databili al passaggio tra Pleistocene inferiore e Pleistocene medio, poi con livelli fossiliferi contenenti molluschi di acqua dolce e terricoli, foglie, semi e tronchi in situ — con apparato radicale preservato. Tra le numerosa ossa di vertebrati sono stati finora raccolti resti di Sus strozzii, Stephanorhinus hundsheimensis, Ursus dolinensis, Pseudodama farnetensis e altre specie dei generi Bison, Hippopotamus e Praemegaceros. Il Museo Geologico e Paleontologico "Giuseppe Cortesi”, a Castell’Arquato, conserva ed espone una collezione rappresentata da oltre ottocento specie, tra marine e continentali, la migliore evidenza delle ricchezze paleontologiche dell’Arda.

Per approfondire

Bona F. & Sala B. (2016). Villafranchian-Galerian mammal faunas transition in South-Western Europe. The case of the late Early Pleistocene mammal fauna of the Frantoio locality, Arda River (Castell’Arquato, Piacenza, Northern Italy). Geobios 49: 329-247.

Crippa G. & Raineri G. (2015). The genera Glycymeris, Aequipecten and Arctica, and associated mollusk fauna of the Lower Pleistocene Arda River section (Northern Italy). Rivista Italiana di Paleontologia e Stratigrafia 121: 61-101.

Crippa G., Angiolini L., Bottini C., Erba E., Felletti F., Frigerio C., Hennissen J.A.I., Leng M.J., Petrizzo M.R., Raffi I., Raineri G. & Stephenson M.H. (2016). Seasonality fluctuations recorded in fossil bivalves during the early Pleistocene: Implications for climate change. Palaeogeography, Palaeoclimatology, Palaeoecology 446: 234-251.
Dominici S. (2001). Taphonomy and paleoecology of shallow marine macrofossil assemblages in a collisional setting (late Pliocene–early Pleistocene, western Emilia, Italy). Palaios 16: 336–353.

Dominici S. (2004). Quantitative taphonomy in sandstones from an ancient fan delta system (Lower Pleistocene, Western Emilia, Italy). Palaios 19: 193–205.

Monegatti P., Raffi S., Roveri M. & Taviani M. (2001). One day trip in the outcrops of Castell’Arquato Plio–Pleistocene Basin: from the Badlands of Monte Giogo to the Stirone River. Paleobiogeography and Paleoecology 2001 International Conference, Excursion Guidebook, Università di Parma, 26 p.

Monesi E., Muttoni G., Scardia G., Felletti F., Bona F., Sala B., Tremolada F., Francou C. & Raineri G. (2016). Insights on the opening of the Galerian mammal migration pathway from magnetostratigraphy of the Pleistocene marine–continental transition in the Arda River section (northern Italy). Quaternary Research 86: 220-231.

Nel web

Museo Geologico ‘G. Cortesi’, Castell’Arquato
Parco dello Stirone e del Piacenziano

Testo di Gaia Crippa
Fotografie di Gaia Crippa e Stefano Dominici