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Dalle cave di Lastame dei Lessini veronesi sono stati estratti nel corso del tempo moltissimi fossili, tra i quali alcuni grandi squali. Più rari, ma non meno interessanti, sono i resti di mosasauri, grandi rettili marini caratteristici del Cretaceo superiore imparentati con serpenti, lucertole e varani.

I fossili di vertebrati di S. Anna d’Alfaedo (VR) sono noti ormai da diversi decenni. Essi provengono tutti da cave di “marmo” (in effetti calcare) rosso noto come Lastame o Pietra di Prun. Si tratta di una facies particolare della Formazione della Scaglia Rossa Veneta, con un caratteristico aspetto nodulare e stratificazione regolare (sono circa 70 strati di spessore variabile da 2.5 a 30 cm circa, per uno spessore complessivo di 7-8 m). Le cave principali sono situate sul Monte Loffa, vicino a S. Anna d’Alfaedo, e nelle località di Prun e Fumane, tutte nei Lessini veronesi.

La prima segnalazione di cava in un documento storico risale al 1204, ma l’estrazione di queste rocce è attestata fin dall’Età del Ferro, circa 3000 anni fa, quando venivano utilizzate come pietre da costruzione per edifici, mura perimetrali di villaggi e tombe. In epoca romana si iniziò l’esportazione della pietra verso altre località del veronese, e in particolare Verona stessa, e del Nord Italia in genere.

Da un punto di vista geologico, il Lastame è una facies particolare della Scaglia Rossa Veneta, di età Cretaceo Superiore (Turoniano-Santoniano inferiore, circa 94-86 milioni di anni fa). Come per il resto della Scaglia Rossa, si tratta di calcari a grana fine formati in ambiente marino relativamente profondo, ricchi di microfossili di foraminiferi planctonici (globotruncane) e di ammoniti. L’aspetto nodulare ed il colore rossastro, variabile da bianco-rosato a rosso più o meno cupo, lo rendono esteriormente simile al Rosso Ammonitico Veronese, che però ha età ben più antica (Giurassico Medio-Superiore, da 174 a 145 Ma fa).

I vertebrati del Lastame sono conservati al Museo Civico di Storia Naturale di Verona, al Museo Paleontologico e Preistorico di S. Anna d’Alfaedo (VR) e al Comune di Fumane (VR). Si tratta di pesci (squali attribuiti a Cretoxyrhina mantelli e Ptychodus sp.), tartarughe (Protosphargis veronensis) e resti incompleti di mosasauri. A questi si aggiungono, tra gli invertebrati, ammoniti e rare rudiste.

Il paleoambiente ricostruito per la deposizione del Lastame è di mare profondo, con paleoprofondità di poche centinaia di metri. Alcuni elementi, tra i quali la presenza di rudiste e di ciottoli arrotondati, anche di grandi dimensioni, fanno pensare ad un alto relativo all’interno di un bacino generalmente più profondo. Il meccanismo ipotizzato per il trasporto dei ciottoli implica che questi rimanessero attaccati alle radici di alberi sradicati dalle tempeste e poi galleggianti in mare aperto; il materiale avrebbe coperto distanze notevoli, non essendoci evidenze di terre emerse nelle vicinanze. Per le rudiste esistono almeno due visioni contrastanti. Una ipotesi è che anch’esse siano trasportate da mari poco profondi, presumibilmente dalla Piattaforma Friulana, per mezzo di frane sottomarine e correnti di torbida; tale ipotesi sarebbe sostenuta anche dalla presenza, entro alcuni gusci, di matrice fine diversa rispetto al sedimento circostante. Una seconda possibilità è che alcune rudiste fossero adattate a vivere in condizioni di mare relativamente profondo, al di sotto della zona fotica (oltre i 100-150 m di profondità).

I mosasauri del Lastame, anche se esposti nei musei da decenni, sono stati studiati in modo approfondito solo in tempi recenti. Essi sono stati attribuiti a due specie del nuovo genere Romeosaurus, il cui nome deriva dal Romeo shakespeariano. Le specie sono R. fumanensis (almeno 4 esemplari conservati a S. Anna d’Alfaedo e Fumane) e R. sorbinii (cranio incompleto conservato a Verona). Per esse inoltre è stata istituita una nuova sottofamiglia, Yaguarasaurinae, all’interno della Famiglia Mosasauridae, che oltre a Romeosaurus comprende il genere colombiano Yaguarasaurus e quello nordamericano Russellosaurus. Si tratta di un gruppo piuttosto primitivo di mosasauri la cui distribuzione geografica non deve trarre in inganno: durante il Turoniano (età durante la quale tutti e tre i generi erano presenti) Nordamerica ed Europa erano ancora strettamente connesse ed un collegamento attraverso le piattaforme continentali era sicuramente possibile, in quanto Groenlandia e Gran Bretagna (o Scandinavia) erano allora molto vicine tra loro. Sembra che una delle specie italiane, Romeosaurus sorbinii (il cranio incompleto conservato al Museo Civico di Verona), possa essere il membro più antico della sottofamiglia, essendo datato al Turoniano inferiore-medio, mentre la forma nordamericana Russellosaurus coheni è attribuita al Turoniano medio e quella sudamericana Yaguarasaurus columbianus al Turoniano superiore.

Per approfondire

Cigala Fulgosi F., Kotsakis T., Massari F., Medizza F. & Sorbini L. (1980). I Vertebrati Fossili Italiani. Catalogo della Mostra. Museo Civico di Storia Naturale di Verona, Verona, 265 pp.

Dalla Vecchia F.M., Barbera C., Bizzarini F., Bravi S., Delfino M., Giusberti L., Guidotti G., Mietto P., Papazzoni C.A., Roghi G., Signore M. & Simone O. (2005). Il Cretaceo marino. In Bonfiglio L. (ed.), Paleontologia dei vertebrati in Italia - Evoluzione biologica, significato ambientale e paleogeografia. Memorie del Museo Civico di Storia Naturale di Verona, 2. Serie, sez. Scienze della Terra 6: 101-116.

Lozar F. & Grosso F. (1997). Biostratigrafia della successione cretacica del margine dei Lessini occidentali (Provincia di Verona, Italia). Bollettino del Museo Regionale di Scienze Naturali di Torino 15: 111-136.

Palci A., Caldwell M.W. & Papazzoni C.A. (2013). A new genus and subfamily of mosasaurs from the Upper Cretaceous of Northern Italy. Journal of Vertebrate Paleontology 33: 599-612.

Roghi G. (2010). I fossili della Scaglia Rossa. La Lessinia - Ieri, oggi, domani 33: 59-62.

Nel web

Museo Paleontologico e Preistorico di Sant’Anna d’Alfaedo
Le Cave della Pietra di Prun
Museo Civico di Storia Naturale di Verona

Testo e fotografie di Cesare Papazzoni