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I caratteri fortemente endemici della fauna a vertebrati del giacimento di Scontrone datato a circa 10 milioni di anni fa lo collocano tra i siti fossiliferi a rilevanza internazionale per il Miocene superiore. I resti più rappresentati sono quelli degli artiodattili primitivi riferibili al genere Hoplitomeryx. Accanto ai mammiferi terrestri sono presenti resti di rettili terrestri e acquatici, come tartarughe e coccodrilli.

A nord dell'abitato di Scontrone è possibile osservare una successione stratigrafica lateralmente continua costituita da carbonati di età mesozoica e cenozoica. Alla base calciruditi e calcareniti a frammenti di rudiste del Cretacico, sopra in disconformità i calcari a Lithothamnium e le calcareniti bioclastiche del membro di Scontrone, appartenente alla Formazione di Bolognano. L’età dei calcari ad alghe rosse è non più antica della comparsa del foraminifero plantonico Neogloboquadrina acostaensis, un bioevento datato a 10.554 Ma. Alla base di questo corpo, i depositi con resti di vertebrati: artiodattili primitivi di sei specie diverse del genere scomparso Hoplitomeryx, la tartaruga palustre del genere Mauremys, il coccodrillo Crocodylus sp., l'insettivoro gigante Deinogalerix freudenthali e il lutrino primitivo Enhydriodon sp. La fauna del Tortoniano (11.5-7-5 Ma) mostra forti somiglianze con resti fossili geologicamente più recenti rinvenuti in Gargano, da alcuni attribuiti al Messiniano (7.5-5.3 Ma) da altri al Pliocene inferiore (5.3-3.1 Ma).

Il sito è stato scoperto nel 1991 da Elmo Di Vito, una guardia del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise, abitante di Scontrone. Le ossa e i denti estratti in quell'occasione furono mostrati ad alcuni paleontologi dell'Università di Firenze che giudicarono la scoperta eccezionale, in quanto opportunità per ampliare le conoscenze tassonomiche con la prospettiva di approfondire la paleogeografia dell’Italia centrale durante il Miocene superiore. Le ricerche iniziarono nello stesso anno del ritrovamento, grazie alla collaborazione tra Ente Parco Nazionale, Museo di Geologia e Paleontologia di Firenze, Soprintendenza per i Beni Archeologici dell'Abruzzo e Comune di Scontrone. Da allora sono state eseguite numerose campagne di scavo e recuperato un consistente numero di lastre di calcare fossilifero, anche se ad oggi solo una minima parte del giacimento è stata esplorata.

Negli anni sono stati individuati tre differenti strati con resti di vertebrati. La facies deposizionale dei livelli di provenienza di ossa e denti, ricostruita in base alla natura della roccia e dell'associazione faunistica presente, corrisponde ad un ambiente di pianura costiera tidale, in un litorale fiancheggiato da bassi rilievi con paludi, acquitrini e canali ridalli. Seguono verso l'alto faune indicanti una laguna costiera, quindi livelli di pochi centimetri di spessore di marne grigio verdi e marne argillose ricche in ostracodi, e al tetto del membro marne con banchi di ostreidi.

L’alto numero di ossa e denti di animali di diverse specie all'interno degli strati fossiliferi del giacimento di Scontrone attesta l’accumulo di una consistente quantità di carcasse nella laguna. Si possono ipotizzare due ipotesi alternative come causa della morte, animali uccisi in contemporanea da un evento catastrofico o decessi secondo un ritmo naturale, con un accumulo progressivo nell’arco di un discreto lasso di tempo. Lo stato di buona conservazione, tipico delle lagune costiere come quella di Scontrone, è dovuto ai bassi ritmi di sedimentazione che fanno sì che le carcasse rimangano esposte a lungo sul substrato del fondale. L’azione di agenti decompositori e di organismi necrofagi portarono alla scarnificazione e alla completa disarticolazione dei resti organici, mentre il progressivo apporto sedimentario portò al seppellimento dei resti scheletrici sopravvissuti ai processi distruttivi di superficie e all'inizio della fossilizzazione. A Scontrone mancano le ossa più leggere e meno dense, forse segno dell'azione di correnti, mentre mancano evidenze di un prolungato trasporto, quali abrasioni e lucidature.

Secondo la storia ricostruita finora, alla fine dell’Oligocene inferiore, circa 29 milioni di anni fa, un significativo stazionamento basso del livello del mare permise la migrazione nell’area Apulo-Abruzzese dei progenitori della fauna di Scontrone, provenienti dalla Dalmazia attraverso un corridoio di terre emerse posto all’altezza delle isole Tremiti. Tra la fine dell’Oligocene e il Miocene, la risalita del livello marino e lo stazionamento alto del Langhiano (16-14 Ma) provocò il nuovo isolamento della provincia Apulo-Abruzzese. I diversi adattamenti espressi dalle specie rinvenute a Scontrone indicano processi di endemismo riconducibili ad una bioprovincia caratterizzata da condizioni ambientali varie, forse un arcipelago formato da ampie isole.

L'abitato di Scontrone si trova ai margini del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise, a quota 1170 m in uno splendido ambiente montano. Fino a due secoli fa vantava l’estrazione e la lavorazione di un'eccellente roccia conchiglifera ornamentale, usata anche nella Reggia di Caserta, nota come "Lumachellone di Scontrone". Il paese è costituito da due agglomerati urbani distinti, il comune e l’abitato storico situati nella parte più alta con l'antico borgo medioevale, la frazione di Villa Scontrone è posta invece a valle, lungo le sponde del fiume Sangro. I risultati delle scoperte paleontologiche sono illustrati presso il Centro di Documentazione paleontologico Hoplitomeryx dove, oltre all’esposizione dei reperti più significativi, è fruibile una postazione multimediale per l’approfondimento dei temi illustrati nel museo e un diorama di grande suggestione che ricostruisce l’antico ambiente miocenico.

Un sentiero geologico e ambientale di circa un chilometro di lunghezza conduce il visitatore dal museo al giacimento paleontologico. Lungo il sentiero tagliato in mezzo alle rocce calcaree alcuni pannelli didattici richiamano l'attenzione all'osservazione degli aspetti geologici, morfologici e del paesaggio. Si ammirano così le morfologie carsiche, particolarmente diffuse le piccole forme di corrosione, la vista sugli scenari della forra e della piana alluvionale del fiume Sangro e all’orizzonte gli apparati glaciali delle Gravare, nel gruppo della Montagna della Meta. Tra gli adattamenti operati dall'uomo in tempi storici, i regolari e geometrici muretti a secco che un tempo limitavano gli stazzi ed i piccoli fazzoletti di terra entro i quali veniva praticata degli abitanti della montagna la tradizionale agricoltura di sussistenza. Lungo il sentiero si possono incontrare mandrie di cavalli al pascolo oppure osservare i volteggi di falchi, poiane e non di rado, l’aquila.

Per approfondire

Delfino M., Rook L. (2008). African crocodylians in the Late Neogene of Europe: a revision of Crocodylus bambolii Ristori, 1890. Journal of Paleontology 82: 336–343.

Mazza P., Rustioni M. (2008). Processes of island colonization by Oligo-Miocene land mammals in the central Mediterranean: new data from Scontrone (Abruzzo, Central Italy) and Gargano (Apulia, Southern Italy). Palaeogeography, Palaeoclimatology, Palaeoecology 267: 208–215.

Patacca E., Scandone P., Mazza P. (2008). Oligocene migration path for Apulia macromammals: the Central-Adriatic bridge. Bollettino della Società Geolologica Italiana 127: 337–355.

Nel web

Comune di Scontrone
Blog Paleomammiferi

Testo di Adelaide Rossi e Silvano Agostini
Fotografie di Adelaide Rossi, Silvano Agostini e Paul Mazza