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La formazione di Tripoli che affiora nei dintorni dell’abitato di Gabbro, a una quindicina di km da Livorno, è nota fin dalla metà del XIX secolo per i suoi pesci messiniani, perfettamente conservati in un sedimento dalla grana finissima. Caratterizzata dall’alternanza di marne e diatomiti regolarmente alternate, in strati fittamente laminati e piano-paralleli, il Tripoli di Gabbro presenta un’associazione fossile diversa da quella degli altri affioramenti italiani della stessa formazione.

Attribuita alla fase pre-evaporitica della Crisi di Salinità del Mar Mediterraneo del Messiniano inferiore, la formazione in esame è costituita da marne e marne sabbiose, con livelli tripolacei presenti lungo il margine occidentale del Ba­cino del Fine, dove occupa una costante posizione al letto della formazione gessifera messiniana, o fa­cies eteropiche. Dal Tripoli di Gabbro provengono alcune celebri collezioni paleontologiche ottocentesche, conservate nei musei di Pisa (Collezione De Bosniaski), Bologna (Collezione Capellini), Firenze (Collezione Nardi, del 1860) e Livorno.

A Villa Nardi, 1 km circa a SSE di Gabbro, sulla sinistra del Botro Sanguigna, affiora una parete verticale (il cui accesso è oggi sconsigliato), estesa circa 20 metri e di alcuni metri di spessore, costituita dall’alternanza di livelli diatomitici bianchi silicei e livelli grigi inorganici di silt o sabbie fini, tra cui si inseriscono intercalazioni di strati gradati arenaceo-siltitici.

Questo celebre affioramento ha restituito numerosissimi e diversificati reperti di ittioliti ascritti ai taxa Sardina pilchardus, Maurolicus muelleri, Synodus cfr. avus, Lestidiops sphaekodes, Mycthophum sp., Syngnathus albyi, Fistularia sp., Capros aper, Trachurus trachurus, Neocybium sp., Euthyunnus sp., Bentodesmus albyi, Epigonus sp., Sparus sp., Boops gortani, Gobius ehrmanni, Gobius xiphurus, Callionymus pusillus, Gadiculus jonas, Solea proocellata, Arnoglossus sauvagei, Arnoglossus sp., Monochirus hispidus.

Le filliti sono abbondanti, con resti ben conservati di piante simili alle attuali querce della foresta sempreverde mediterranea, attribuite ai generi Thuja, Glyptostrobus, Sequoia, _Taxodium, Abies, Pinus, Alnus, Carpinus, Fagus, Quercus, Myrica, Salix, Populus, Ulmus, Engelhardtia, Abromia, Liquidambar, Platanus, Laurus, Persea, Oreodaphne, Cinnamomophyllum, Prunus, Amygdalus, Robinia, Cercis, Cassia, Banisterieaecarpus, Rhus, Heterocalyx, Sapindus, Acer, Cornus, Smilax e Potamogeton. Lo studio della componente sporo-pollinica di alcune filliti ha ampliato il quadro generale della vegetazione.

Il Tripoli di Vill Nardi è infine importante per l'alto numero di resti di insetti, seppure un peggior stato di conservazione rispetto agli altri fossili. Sono stati identificati i taxa Tipula lineata, Formica, Bibio, Grillacris, Libellula, Arcites deletus, Doritites bosniaski, Licaenites gabbrensis, Diptera ed Orthoptera.

L’analisi delle comunità fossili rappresentate nel Tripoli di Villa Nardi indicano un paleoambiente francamente marino pre-evaporitico, costituito da un bacino con profondità di circa 40-50 m, a breve distanza dalla linea di costa, dove presente una vegetazione vicina morfologicamente all’attuale foresta sempreverde mediterranea. I dati indicano un ecosistema marino caratterizzato da salinità dell’acqua oscillante fra 27 e 38‰, temperatura media annua al livello del mare compresa tra 10° e 20°C, strati inferiori delle acque in genere scarsamente ossigenati, presenza di fenome­ni di upwelling e, non escluso, di un certo apporto nutritizio proveniente dalle acque continentali.

Per approfondire

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Testo e fotografie di Romina Ceccanti