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Com’ebbe a dire un suo estimatore, la Majella offre a chi la affronta “panorami orridamente belli e inaccessibili a piede umano”. La successione carbonatica, ossatura di questo imponente gruppo montuoso, mostra attraverso magnifiche esposizioni le transizioni tra il margine di piattaforma e il bacino prossimale, paleoambienti databili dal Cretaceo Superiore al Miocene, con una gran varietà di fossili.

Il Gruppo della Majella è delimitato ad ovest dalla valle di Caramanico, che lo separa, verso meridione e occidente, dalla Montagna del monte Mileto e dal monte Morrone. A oriente la montagna piega in modo uniforme, come fosse un immenso piano inclinato, mentre a settentrione le inclinazioni cambiano, formando quasi una cupola attorno alla sommità principale. I dati biostratigrafici, in parte noti dai primi anni del secolo scorso, permettono di ricostruire lo sviluppo del margine di piattaforma. Le biofacies studiate e tra loro correlate suggeriscono che questo margine fosse parte di una struttura molto più ampia, attiva dal Giurassico, durata fino al Cenozoico, e che oggi forma l’avampaese apulo. La piattaforma, digradante verso una ripida scarpata del Cenomaniano-Campaniano, si evolse verso un più piccolo shelf, occasionalmente orlato da edifici corallini e attivo almeno fino all’Oligocene. La successione di banchi a coralli visibili lungo i pendii della Majella é particolarmente affascinante e dal significato non ancora perfettamente chiaro. In base alla presenza di detrito nelle parti più distali dalla piattaforma, si ipotizza fossero presenti, nel corso di un intervallo intedeterminato compreso tra il Paleocene e l’Eocene medio, alcuni banchi coralligeni. A partire dall’Eocene superiore, vicino la sommitá dei rilievi piú alti della Majella, si osservano alcuni corpi coralligeni in situ, che tuttavia non sembrano aver mai dato luogo a vere e proprie strutture resistenti al moto ondoso. Vere e proprie scogliere coralline si stabilirono solo a partire dal Rupeliano inferiore, nell’Oligocene, sul margine di piattaforma. Monte Amaro, Monte Pesco Falcone, Terzo Portone, Monte Sant’Angelo e monta Acquaviva sono, di fatto, i resti di piccole, ma meravigliose barriere coralline, vere e proprie reefs simili a quelli della moderna fascia tropicale. Il contenuto di questi depositi é affasciante e la biovirsitá molto alta. Coralli solitari e coloniali, briozoi, foraminiferi, alghe, bivalvi e brachiopodi sono ovunque abbondanti e facilmente riconoscibili.

La grande varietà di ambienti e l’eccezionale stato di preservazione del sistema piattaforma-bacino consentono l’uso di scale biozonali di diverso tipo. I depositi più antichi in affioramento appartengono al Cretacico Superiore, rappresentati sia da depositi pelagici ricchi in foraminiferi planctonici (globotruncane), sia da facies detritiche di scogliera e avanscogliera, dove predominano resti di rudiste e subordinatamente macroforaminiferi orbitoidiformi, come Orbitoides media, Omphalocyclus macroporus e S. calcitrapoides in calcareniti pseudocristalline. Durante il Paleocene gli ambienti prossimali furono popolati da macroforaminiferi, con una fauna a rotaliidi abbondantissima e molto diversificata, con grande diversità di generi. Non mancano le alghe coralline, come Polystrata alba e Distichoplax biserialis e le alghe verdi come Salpingoporella. Tra gli animali, si rinvengono resti di briozoi, serpulidi, crostacei decapodi e tra i protozoi, abbondanti foraminiferi incrostanti (Miniacina, Solenomeris, Planorbulina), spesso associati ai coralli di piccoli patch reef. In ambienti progressivamente più distali, compaiono i foraminiferi planctonici, prima misti a detrito e a resti trasportati, poi rappresentanti la quasi totalità della massa rocciosa.

La successione eocenica della Maiella è dominata da grandi barre a nummuliti e alveoline, con altri generi di foraminiferi. Depositi di ambiente pelagico, e, in alcuni casi, i conglomerati o brecce, con clasti ricchi in alveoline ed assiline di ambiente prossimale, interrompono la successione. Il valore e la ricchezza delle faune a macroforaminiferi affioranti in questi monti è difficilmente riassumibile in poche righe: Loftusia, Globoflarina, Haymanella, Vania, Alveolina elliptica e Nummulites gr. gizehensis-lyelli trovano nella Maiella la loro distribuzione geografica più settentrionale, o testimoniano una rotta preferenziale a nord-ovest, per la dispersione di faune tipiche del medio oriente. Alcuni dei gusci piu grandi di foraminiferi, fino a quasi 10 cm di diametro come quelli di Nummulites millecaput, sono stati trovati lungo i fianchi delle cime piu alte.

Per approfondire

Matteucci R., & Pignatti J.S. (1991). The Paleocene of the Apulian area (central-eastern Italy). Rendiconti della Società Geologica Italiana 14, 189-194.

Moderni P. (1891). Osservazioni geologiche sul gruppo della Majella. Bollettino del Regio Comitato Geologico. Fascicolo 1.

Moussavian E. & Vecsei A. (1995). Paleocene Reef Sediments from Maiella Carbonate Platform, Italy. Facies 32, 213-222.

Pignatti J., Di Carlo M., Benedetti A., Bottino C., Briguglio A., Falconi M., Matteucci R., Perugini G. & Ragusa M. (2008). SBZ 2-6 larger foraminiferal assemblages from the Apulian and Pre-Apulian domains. Atti del Museo Civico di Storia Naturale di Trieste 53 (supplemento): 131-145.

Vecsei A. & Moussavian E. (1997). Paleocene reefs on the Maiella platform margin, Italy: an example of the effects of the Cretaceous/Tertiary boundary events on reefs and carbonate platforms. Facies 36, 123-140.

Vecsei A. & Sanders D. (1997). Shelf margin aggradation and emersion related to sea-level highstand and lowstand shedding, Eocene-Oligocene of Maiella carbonate platform, Italy. Sedimentary Geology 112, 219-234.

Testo e fotografie di Antonino Briguglio