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Per secoli l’intensa azione erosiva del mare ai piedi della falesia del Colle San Bartolo, tra Gabicce e Pesaro, ha portato alla luce rocce mioceniche contenenti fossili di pesci, piante, insetti, molluschi e rari resti di mammiferi ed uccelli. L’affioramento di Monte Castellaro è stato oggetto di studi approfonditi di università e musei italiani e stranieri, sia per l’elevato numero di esemplari fossili rinvenuti nei livelli tortoniani e messiniani, sia per il loro ottimo stato di conservazione. I fossili del Monte Castellaro si sono rivelato di notevole importanza per la ricostruzione dei cambiamenti climatici e paleogeografici del Mediterraneo centrale nel Miocene superiore, durante la cosiddetta “Crisi di salinità Messiniana”.

La presenza di resti fossili di pesci e foglie nelle marne di età messiniana di Monte Castellaro viene citata per la prima volta in letteratura nel 1775 dal naturalista pesarese Giambattista Passeri, nella sua “..storia de’ fossili dell’Agro pesarese e d’altri luoghi vicini”. Nel corso del secolo seguente vari autori, tra i quali Gian Battista Brocchi, continuano a citare l’importante affioramento del Castellaro, senza però offrirne uno studio geologico e paleontologico dettagliato. I primi studi stratigrafici e paleontologici specialistici del giacimento saranno pubblicati finalmente negli anni ottanta del secolo scorso, basati in parte sull’abbondante materiale raccolto con pazienza da vari collezionisti a partire dalla fine degli anni sessanta. Questi fossili sono conservati in numerose raccolte private e pubbliche come quelle del Museo Paleontologico di Mondaino (Rimini), il Museo di Storia Naturale di Verona e, dal dicembre del 2008, nel Museo Paleontologico “L. Sorbini” di Fiorenzuola di Focara (Pesaro). In quest’ultimo sono raccolte due importanti collezioni private, appartenute a Galli e a Laforest e Stroppa. Dal 1994 l’intera area del colle San Bartolo è stata dichiarata Parco Naturale Regionale.

Dalle marne bruno scure tortoniane a fucoidi, affioranti alla base della successione del Castellaro, provengono rari resti di pesci tipici di mare aperto, quali pesci lanterna (Myctophum columnae, Diaphus sp.), pesci bandiera (Lepidopus sp.), barracudina (Paralepis albyi), sugarelli (Trachurus sp.) e i maurolici (Maurolicus muelleri), unitamente a pesci ago (Syngnathus albyi) e sardine (Sardina sp.). Un sottile strato marnoso è caratteristico per gli abbondantissimi resti di bivalvi pectinidi. I livelli messiniani hanno restituito invece numerosi ittioliti appartenenti a taxa eurialini come Atherina sp., Gobius e Aphanius. Frequenti sono gli esemplari di Aphanius crassicaudus (Agassiz, 1832) che presentano un interessante fenomeno di vistoso ingrossamento scheletrico (“pachiostosi”), ritenuto un adattamento per bilanciare l’eccessiva spinta idrostatica dovuta all’elevata salinità dell’acqua. La parte superiore della successione messiniana contiene inoltre numerosi resti di insetti, uccelli, mammiferi e piante, a testimonianza della vicinanza di terre emerse.

La paleoflora è dominata da specie di clima temperato, come Pinus sp. Sequoja sp., Juglans sp., Quercus sp., Acer sp. e Salix sp., mentre meno frequenti sono le essenze tropicali come Cinnamomum sp. e Ginkgo sp.. Numerosi i ritrovamenti di semi alati, come quello di "Engelhardia", una juglandacea tropicale, o quella di Carpinus sp. Gli insetti sono rappresentati da resti di Ditteri, Lepidotteri, Coleotteri e soprattutto Odonati. Al museo di Fiorenzuola di Focara è conservato l’olotipo di Italolestes stroppai, un esemplare di rara bellezza per l’ottimo stato di conservazione e la colorazione originale nella sottilissima nervatura delle ali. Tra i vertebrati continentali si trovano resti di uccelli (piume, arti), come il passeriforme Motacilla alba, e rari resti di mammiferi, tra i quali il cranio di un roditore e lo scheletro completo di una nuova specie del lagomorfo Prolagus.

Nel Luglio 2011 sono stati effettuati nuovi scavi al giacimento di Monte Castellaro da parte di un team di ricercatori dall’Università di Urbino e da quella di Pisa. Dopo più di 200 anni dalla loro prima descrizione, i fossili messiniani del Castellaro continuano a fornire nuove informazioni su uno degli eventi cruciali della storia geologica e paleoambientale dell’area mediterranea.

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Per Approfondire

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Nel Web

Museo Paleontologico “L. Sorbini” di Fiorenzuola di Focara, Pesaro, su Youtube
Parco Naturale del Monte San Bartolo

Testo di Nicoletta Bedosti
Fotografie di Francesco Bedosti
Editing di Marco Ferretti