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Il carattere eccezionale del giacimento fossilifero di Osteno è legato alla presenza di fauna marina estremamente diversificata ed eterogenea, costituita da policheti, nematodi, enteropneusti, crostacei decapodi, molluschi cefalopodi, pesci ossei e cartilaginei che si sono preservati in maniera eccezionale all’interno dei sedimenti calcarei. Il sedimento micritico ha consentito la conservazione delle parti molli degli organismi fino a livello cellulare. Nonostante l’alta qualità di conservazione della fauna di Osteno, curiosamente solo pochi organismi fossili sono stati studiati in dettaglio.

Osteno è una piccola località situata in provincia di Como, in Lombardia, affacciata sulla sponda orientale del lago di Lugano, al confine tra territorio italiano e svizzero. In questo scenario avvenne la casuale scoperta di un giacimento fossilifero fra i più importanti rinvenuti in territorio nazionale. Per ricostruire questi fatti dobbiamo andare indietro al 1964, quando Pio Mariani, un appassionato ricercatore di fossili e minerali, scoprì due lastre con crostacei fossili, facenti parte del rivestimento delle colonne accanto ai lati del cancello di una villa nei pressi di Osteno. Dopo breve indagine si venne a sapere che la villa era del proprietario di una cava situata nelle vicinanze, il quale una volta contattato fornì altri esemplari. Il fortunato e abile ricercatore passò la notizia del ritrovamento al direttore del Museo di Storia Naturale di Milano, consegnando al museo i fossili acquistati dal proprietario della cava e dando inizio a una felice serie di scavi e di studi, a metà degli anni sessanta. Durante la prima raccolta sistematica di campioni furono così rinvenuti 30 esemplari di crostacei, 22 pesci, 2 vegetali e 11 fossili di incerta identità, forse cirripedi, o almeno così si scrisse nel 1967. Nel 1980 furono pubblicati i primi studi relativi agli organismi a corpo molle.

Da un punto di vista geologico, l’affioramento di Osteno è localizzato all’interno della Formazione di Moltrasio, un calcare del Giurassico inferiore appartenente al gruppo dei calcari selciferi lombardi—successione solitamente non fossilifera se non per alcuni strati con ammoniti. L’unità affiorante a Osteno è costituita da una lente di circa 4 metri di potenza di micrite massiva, priva di stratificazione evidente, all’interno della quale sono stati rinvenuti i fossili, ma circondata da orizzonti marnosi non fossiliferi. Dal punto di vista composizionale la roccia è costituita da calcite microcristallina, pirite, ematite e limonite, con accumuli considerevoli di materiale in materiale in origine siliceo, come spicole di spugne e gusci di radiolari, successivamente sostituito da calcite. Le ammoniti rinvenute hanno permesso la datazione al Sinemuriano inferiore (Zona a bucklandi, circa 200 milioni di anni fa) basata sulle similitudini con le faune ad ammonoidi eteropiche rinvenute a Lyme Regis, celebre località fossilifera inglese. Si è trattato quindi di un breve episodio sedimentario di limitata estensione, sia nel tempo che nello spazio, probabilmente localizzato in una depressione del fondale marino.

La fauna è dominata numericamente dai crostacei decapodi con i generi Aeger, Coleia, Eryma, Mecochirus, Glyphea, Pseudoglyphea e Pustulina. Gruppi minori sono rappresentati da policheti (Melanoraphia maculata), nematodi (Eophasma jurasicum) e l’unico enteropneusto conosciuto alla stato fossile (Megaderaion sinemuriense, un emicordato vermiforme). Calchi e impronte di molluschi, cefalopodi e bivalvi, privi delle parti scheletriche, sono evidenza della dissoluzione degli scheletri carbonatici, mentre si sono conservati le parti originariamente contenenti fosfati e chitina (periostraco di ammoniti, scaglie di pesci, becchi di coleoidi, esoscheletri degli artropodi). Alcuni coleoidi, policheti e nematodi mostrano tracce dell’intero tratto digerente, un evento veramente eccezionale per il record fossile (il cefalopode coleoideo Ostenoteuthis siroi è stato così assegnato a una nuova famiglia fossile). Tra i resti forse di maggior interesse per la paleontologia, alcuni fossili in origine ritenuti cirripedi e grandi fino a 20 cm sono oggi assegnati alla nuova classe di artropodi battezzata Thylacocephala, con la nuova specie Ostenocaris cypriformis presente con esemplari completi di muscoli, stomaco con residui gastrici, branchie, sistema nervoso e un grosso sacco cefalico la cui funzione è ancora ignota. Fra i vertebrati, solo i pesci cartilaginei sono stati studiati in dettaglio, con Hybodonti analoghi a quelli rinvenuti a Lyme Regis, qualche Neoselache (Ostenoselache stenosoma, Palaeospinax pinnai) e lo squalo olocefalo Squaloraja polyspondyla. Sono infine presenti pesci actinopterygi (Pholidophorus, Pholidolepis).

La comunità bentonica si nutriva probabilmente dei resti organici degli organismi nectonici che vivevano nella colonna d’acqua immediatamente sovrastante quando questi cadevano al fondo. La fauna bentonica era a sua volta parte della dieta alimentare dei pesci cartilaginei e ossei. L’alta diversità di crostacei si incontra oggi solo in prossimità di ambienti di scogliera corallina ed è del tutto eccezionale per l’intervallo di tempo rappresentato a Osteno. Alcuni autori, in base alla presenza di esemplari alloctoni di pteridosperme, equiseti (Equisetites), cycade (Zamites, Otozamites, Williamsonia) e conifere (Brachyphyllum) provenienti da ambienti costieri, suggeriscono che il clima di Osteno, nel Giurassico inferiore, fosse caldo e arido, tipicamente tropicale.

Per approfondire

Arduini P., Pinna G. & Teruzzi G. (1981). A new unusual lower Jurassic cirriped from Osteno in Lombardy: Ostenia cypriformis (preliminary note). Atti della Società Italiana di Scienze naturali e del Museo civico di Storia naturale in Milano 122: 462-468.

Arduini P., Pinna G. & Teruzzi G. (1982). Melanoraphia maculata n.g. n.sp., a new fossil polychaete of the Sinemurian of Osteno in Lombardy. Atti della Societa Italiana di Scienze naturali e del Museo civico di Storia Naturale in Milano 123: 462-468.

Arduini P,. (1988) – Microcaris and Atropicaris, two genera of the class Thylacocephala. Atti della Societa Italiana di Scienze naturali e del Museo civico di Storia Naturale in Milano 129: 159-163.

Bonci M.C. & Vannucci G. (1986). I vegetali sinemuriani di Osteno (Lombardia). Atti della Società italiana di Scienze naturali e del Museo civico di Storia naturale in Milano 127: 107-127.

Bottjer D. J., Etter W., Hagadorn J. W. & Tang C.M. (2002). Exceptional Fossil Preservation. Columbia University Press: 251-264.

Garassino A. (1996). The family Erymidae Van Straelen, 1924 and the superfamily Glypheoidea Zittel, 1885 in the Sinemurian of Osteno in Lombardy (Crustacea, Decapoda). Atti della Societa Italiana di Scienze naturali e del Museo civico di Storia Naturale in Milano 135: 333-373.

Pinna G. (1967). Decouverte d’une nouvelle faune à crustacés du Sinémurien inférieur dans la région du lac Ceresio (Lombardie, Italie). Atti della Società di Scienze Naturali e del Museo Civico di Storia Naturale di Milano 106: 183-185.

Selva A. (2009). Alla ricerca dei fossili nei monti e nelle cave del Lario e del Ceresio. Maggioli Editore.

Testo di Luca Jaselli

Fotografie dall’archivio del Museo di Storia Naturale di Milano

Si ringrazia Alessandro Garassino per l’aiuto dato nella stesura del testo e nella ricerca del materiale fotografico