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La prima segnalazione di fossili continentali nell’area delle Cave di Apricena, da parte di paleontologi olandesi, risale ai primi anni ’70 del secolo scorso. Successive campagne di studio e recupero sono state condotte da ricercatori delle Università di Firenze e di Roma La Sapienza e, in anni più recenti, delle Università di Torino e Ferrara. Le ricerche degli ultimi anni hanno portato all'inatteso ritrovamento di industrie litiche associate alla fauna, aprendo una nuova prospettiva di studio per questo importante sito del promontorio garganico.

Con il nome “Pirro Nord” si indica un insieme faunistico proveniente da depositi di riempimento di fessure carsiche sviluppatesi all’interno dei calcari mesozoici cavati per il loro pregio in edilizia e costruzione in un’area di estrazione del “Calcare di Apricena”. Un riempimento che ha visto fasi diverse ed una storia geologica complicata.

Un primo reticolo carsico interessa la porzione più superficiale della Formazione del “Calcare di Apricena”. Le cavità carsiche formatesi durante la lunga emersione miocenica sono state riempite da abbondanti depositi residuali (“terre rosse”) che contengono una ricca fauna endemica a vertebrati continentali (fauna a Mikrotia) attribuita ad un intervallo compreso tra il Miocene Superiore ed il Pliocene basale. Questa fauna rappresenta il residuo di un popolamento endemico che ha caratterizzato durante il Miocene una bioprovincia ben più vasta (vedi scheda). Durante il Neogene, la deposizione di una nuova successione sedimentaria, in discordanza angolare con i calcari mesozoici, e costituita da depositi carbonatici di mare sottile di età pliocenica segna una generale fase trasgressiva che segue al lungo periodo di esposizione subaerea e carsificazione della piattaforma carbonatica mesozoica. Alla fine del Pleistocene inferiore una ripresa del fenomeno carsico porta alla formazione di un nuovo carsismo, diffuso al contatto tra la successione mesozoica e quella pliocenica, che localmente si allarga e si approfondisce anche a spese delle precedenti strutture carsiche, svuotandole in modo più o meno completo dei riempimenti a “terre rosse”. Il nuovo reticolo carsico viene poi parzialmente riempito da una nuova fase deposizionale continentale. In un’area relativamente ristretta della zona delle cave di calcare, i riempimenti di questa nuova fase contengono una ricca associazione a vertebrati continentali del Villafranchiano superiore. I sedimenti presenti nelle “fessure villafranchiane” sono un archivio ricchissimo di informazioni sugli animali che vivevano nell’area tra 1,7 e 1,3 milioni di anni fa, per la definizione dei bioeventi che hanno caratterizzato le fasi finali del Pleistocene inferiore in ambiente continentale, e degli scenari ambientali che ha ospitato l’arrivo in Europa dei primi rappresentanti del genere Homo.

L’associazione a vertebrati di Pirro Nord è particolarmente significativa per la sua notevole composizione tassomica: sono state identificate 20 specie di anfibi e rettili, 47 specie di uccelli e più di 40 specie di mammiferi. La fauna a mammiferi è caratterizzata da un grande numero di carnivori: la grande iena Pachycrocuta brevirostris, tre diversi canidi (Canis aff. arnensis, Lycaon lycaonides, e Vulpes alopecoides), tra i felidi abbiamo due “tigri” dai denti a sciabola (Homotherium crenatidens e Meganthereon whitei), la lince (Lyns issiodorensis), e il giaguaro (Acinonyx pardinensis) infine, tra i grandi mustelidi, troviamo Meles meles e Pannonictis nestii. Tra i perissodattili sono presenti cavalli (Equus altidens) e rinoceronti (Stephanorhinus cf. etruscus), tra i bovidi un primitivo bisonte (Bison (Eobison) degiulii) e un ovibovino indeterminato. Tre sono i cervidi, Megaceroides sp., una specie derivata del daino primitivo Pseudodama (per alcuni autori meglio attribuibile al genere Axis , per altri a Cervus), e Capreolus. Infine sono presenti l’elefante meridionale (Archidiskodon meridionalis), il grosso porcospino Hystrix refossa, ed un primate di chiara origine africana, un babbuino di grande taglia (Theropithecus sp.).
Grazie alla setacciatura e alla selezione del residuo di lavaggio sono stati riconosciuti una ventina taxa di micromammiferi. Tra questi il taxon più significativo è il muride arvicolide Allophaiomys cf. ruffoi, che consente di attribuire l’associazione fossile all’unità biocronologica “Mimomys saviniMimomys pusillus”, in un intervallo compreso tra 1.7 e 1.3 Ma.

La coesistenza di perissodattili (rinoceronti e cavalli), dell’elefante meridionale (il mammut di prateria), del ghepardo e del grande istrice, unitamente all’abbondanza di Allophaiomys (insieme alla presenza, nell’avifauna, di otarde, Pteroclidae e allodole) suggerisce un paleo-paesaggio caratterizzato da spazi aperti e da clima tendenzialmente arido, anche se le indicazioni derivate dall’analisi dei resti di anfibi e rettili e la presenza di altri uccelli (come anatre e trampolieri), indica la presenza, nell’area, di zone umide di piccola estensione, probabilmente a carattere stagionale.

Pirro Nord ha restituito oltre 14.000 resti di Anfibi e Rettili: la notevole diversità tassonomica e la buona conservazione ed abbondanza del materiale collocano questa erpetofauna fra le più interessanti del Quaternario europeo. Alcuni dei taxa identificati sono riportati per la prima volta in Italia, altri sono di particolare interesse poiché contribuiscono a colmare intervalli passati o presenti in areali disgiunti in senso Est-Ovest. Le indicazioni ecologiche derivate dell'erpetofauna suggeriscono, in coerenza con quelle degl altri vertebrati, la presenza di un paesaggio tipicamente mediterraneo: un ambiente relativamente asciutto con corpi d'acqua temporanei (almeno i più vicini al sito) circondati da una copertura arborea aperta e/o cespugliosa.

Per approfondire

AAVV - Palaeontographica Abt. A, vol. 298/1-6 (2013) – Special Issue: The vertebrate fauna of Pirro Nord (Apricena, Apulia, Southern Italy).

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Testo di Lorenzo Rook
Foto di Francesco Landucci, Lorenzo Rook