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Tra le località fossilifere a vertebrati continentali del Miocene superiore pre-messiniano della Toscana, Montebamboli è la prima a essere descritta e quella che ha dato il nome a due degli elementi più caratteristici della fauna endemica della paleobioprovincia Tosco-Sarda, il primate ominoide Oreopithecus bambolii e il coccodrillo Crocodylus bambolii.

Nella seconda metà dell’ottocento l’intensa attività estrattiva dalle miniere di lignite attive nella zona di Massa Marittima, in provincia di Grosseto, portò alla scoperta di un grande numero di resti fossili. Solo alcune strutture in muratura rivelano l’originaria esistenza delle miniere di Montebamboli, oggi inattive e non più accessibili, ma i suoi fossili sono rimasti, custoditi presso il Museo di Storia Naturale dell’Università di Firenze e in altri musei italiani, come a Siena, Pisa e Bologna, e stranieri, come a Parigi e Londra.
La prima documentazione in un archivio museale di un fossile proveniente da questo complesso faunistico risale al 1862. Si tratta di una scheda manoscritta delle collezioni del Gabinetto del Regio Istituto di Studi Superiori, allora diretto da Igino Cocchi. Il reperto in questione, un mandibola con denti, porta il numero di catalogo IGF 4335 ed è il tipo della specie Oreopithecus bambolii. Oltre all’anno di ingresso nelle collezioni e al nome della località di provenienza, sulla scheda si trova il nome di Tito Nardi, responsabile della consegna del fossile al museo. Del Nardi non abbiamo notizie, e con ogni probabilità si trattava di un addetto sovrintendente ai lavori delle miniere che occasionalmente aveva frequentato il Gabinetto di Cocchi.
La prima descrizione scientifica dei resti provenienti dalle ligniti del grossetano tuttavia postdata di circa dieci anni la data d’ingresso dei resti nelle collezioni. Fu infatti il paleontologo francese Paul Gervais, erede della grande tradizione di anatomia comparata del Museo nazionale di Storia Naturale di Parigi, che nel 1872 fornì la prima descrizione, istituendo sulla base di questo solo materiale il nuovo genere e la nuova specie Oreopithecus bambolii. Il prof. Cocchi, che pure si interessò di primatologia, aveva mostrato all’esimio collega francese e affidato al suo studio i resti che aveva avuto in custodia per un decennio. L’occasione fu la visita di studio presso le collezioni fiorentine che il Gervais effettuò nell’ottobre del 1871, come prima di lui aveva fatto George Cuvier all’inizio del secolo. Scrive il Cocchi nel 1872: “Nell’ottobre dello scorso anno fui lieto di affidare questo fossile all’illustre prof. P. Gervais, desideroso di farne lo studio e nei Comptes Rendus dell’Accademia delle Scienze si trova la comunicazione che Egli fece ultimamente a quello illustre consesso sulla interessante mascella”. Gervais presentò la mandibola alla Accademia delle Scienze di Francia nella seduta del 6 maggio 1872. Perché il Cocchi, che ebbe a disposizione per lungo tempo i resti dell’oreopiteco di Montebamboli, ai quali nel frattempo si erano aggiunti quelli provenienti da località Casteani, sempre nei pressi di Massa Marittima, ne lasciò la descrizione al Gervais? Cocchi ne aveva “fatto parola” durante la presentazione fatta alla Società di Antropologia nel Febbraio del 1872, e aveva poi pubblicato nello stesso anno la traduzione della lavoro del “celebre professore di Parigi” nella nota del 1872 intitolata “Su di due scimmie fossili italiane”. Con ogni probabilità egli semplicemente riconobbe la maggiore autorevolezza del collega francese, già autore della Histoire naturelle des Mammifères e delle Recherches sur l'ancienneté de l'homme et la période quaternaire, su argomenti tanto scottanti come la storia dei primati fossili e le origini dell’uomo.

Le collezioni del giacimento lignitifero di Montebamboli includono diversi vertebrati in molti casi noti solo attraverso resti provenienti da questa area geografica. Oltre a Oreopithecus si ricordano infatti abbondanti resti di erpetofauna, alcuni artiodattili appartenenti a varie specie di bovidi e un suide, pochi carnivori e alcuni roditori. Per quanto riguarda l’erpetofauna, i cheloniani fossili di Montebamboli furono oggetto negli anni sessanta dell’ottocento di dettagliate descrizioni di Giuseppe Ristori. Fu tuttavia la presenza di un coccodrillo nella fauna fossile delle ligniti mioceniche toscane ad attirare maggiormente l’attenzione degli studiosi. Lo stesso Ristori istituì per esso nel 1890 la specie Crocodylus bambolii, mentre sia i cheloniani che il coccodrillo di Montebamboli hanno continuato a essere oggetto di studio fino ai giorni nostri.
Tra i dei fossili della Maremma si ricordano anche i resti di antilopi descritte e illustrate da Del Campana nel 1918. Tra queste spicca una forma di piccolissime dimensioni descritta in origine come Antilope gracillima, oggi trasferita al genere Tyrrhenotragus. Una antilope di taglia maggiore è invece rappresentata da fossili prima attribuiti ad Antilope haupti, oggi considerata una specie appartenente alla tribu degli alcelaphini e ridefinita come nuovo genere nel 1983 dal paleontologo svizzero Johannes Hürzeler, col nome di Maremmia, di cui si conoscono due specie diverse, Maremmia haupti e Maremmia lorenzi. La specie probabilmente più abbondante dai depositi lignitiferi di Montebamboli è un suide in origine descritto da Giovanni Michelotti nel 1861 come Sus etruscus, poi indicato in letteratura coi nomi di Sus cheroides o Microstonix cheroides, fino a quando, nel 1982, Hürzeler rivalutò la specie istituita da Michelotti, attribuendola al nuovo genere Eumaiochoerus. Le vicissitudini storiche di Eumaiochoerus etruscus non cessarono, quando l’esemplare tipo andò perduto. Pur restandone un calco in gesso conservato nelle collezioni del Museo di Paleontologia dell’Università di Roma, il Codice di Nomenclatura Zoologica non prevede che un olotipo perduto sia sostituito da una sua replica, rendendo così necessario individuare un neotipo. Questo fu scelto nel 1997 dai paleontologi fiorentini Paul Mazza e Marco Rustioni tra le collezioni storiche fiorentine, considerando materiale possibilmente avuto in visione dall’autore della specie, Giovanni Michelotti. I depositi di Montebamboli hanno infine restituito anche resti di carnivori (il mustelide Mustela majori, l’urside Indarctos anthracitis, le lontre Paludolutra campanii e Paludolutra maremmana) e di micromammiferi (il ghiro Anthracoglis engesseri e il muride Anthracomys majori).

Per approfondire

Chesi F., Delfino M. & Rook L. (2009). Late Miocene Mauremys (Testudines, Geoemydidae) from Tuscany (Italy): evidence of terrapin persistence after a mammal turnover. Journal of Paleontology 83: 379-388.

Cioppi E. & Rook L. (2011). Vertebrati continentali Miocenici. pp. 207-219, In: Monechi, S. & Rook, L. (eds). Il Museo di Storia Naturale dell’Università di Firenze. Volume 3°: Le collezioni geologiche e paleontologiche. Florence University Press.

Cocchi I. (1872). Su di due Scimmie fossili italiane. Bollettino del Regio Comitato Geologico d’Italia 3: 59-71.

Del Campana D. (1918). Considerazioni sulle Antilopi terziarie della Toscana. Palaeontographia Italica 24: 147-234.

Delfino M. & Rook L. (2008). African crocodylians in the Late Neogene of Europe: a revision of Crocodylus bambolii Ristori, 1890. Journal of Paleontology 82: 336-343.

Engesser B. (1989). The Late Tertiary small mammals of the Maremma region (Tuscany, Italy): II part. Muridae and Cricetidae (Rodentia, Mammalia). Bollettino della Società Paleontologica Italiana 29: 227-252.

Forsyth Major C. I. (1872). La faune des Vertébrés de Montebamboli (Maremmes de la Toscane). Atti della Società Italiana di Scienze Naturali 15: 290–303.

Gervais P. (1872). Sur un singe fossile, d’espèce non encore décrite, qui a été découvert au Monte Bamboli. Comptes Rendu Hebdomadaires de Séances de l’Academie de Sciences Paris 74: 1217–1223.

Hürzeler J. (1982). Sur le suidé du lignite de Montebamboli (prov. Grosseto, Italie). Comptes Rendus de l’Académie des Sciences de Paris 295: 697–701.

Hürzeler J. (1983). Un alcélaphiné aberrant (Bovidé, Mammalia) des lignites de Grosseto en Toscane. Comptes Rendus de l’Académie des Sciences de Paris 296: 497–503.

Mazza P. & Rustioni M. (1997). Neotype  and phylogeny  of the suid Eumaiochoerus etruscus (Michelotti) from Montebamboli (Grosseto, southern Tuscany). Paleontologia i Evolució 30/31: 5-18.

Ristori G. (1890). Sopra i resti di un coccodrillo scoperti nelle ligniti Mioceniche di Montebamboli (Maremma Toscana). Pubblicazioni del Reale Istituto di Studi Superiori Pratici e di Perfezionamento di Firenze, Sezione di Scienze Fisiche e Naturali 17: 1-34.

Testo di Lorenzo Rook
Fotografie di Saulo Bambi