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L’ambra con inclusi fossili di artropodi è un affascinante mondo in miniatura, noto grazie ai ritrovamenti nell'Oligocene della Repubblica Dominicana o agli esemplari eocenici del Baltico. Gli artropodi dei ricchi giacimenti del Cretaceo inferiore, sopravvissuti a circa 130 milioni di anni di storia e ammirati protagonisti del film Jurassic Park, erano fino a poco tempo fa quelli in resina fossile più antichi conosciuti. Da qualche tempo possiamo aggiungere nuovi tasselli alla storia grazie ad alcuni rarissimi esemplari delle Dolomiti, vicino Cortina, di straordinario valore scientifico e di 100 milioni di anni più antichi di quelli immortalati da Jurassic Park.

La resina fossile del Triassico Superiore delle Dolomiti è lo scrigno che ha recentemente permesso di retrodatare il registro geologico di organismi animali in ambra, una sostanza nota dal Carbonifero, ma stranamente fino a oggi avara di resti di animali più antichi del Cretaceo. Già da tempo oggetto di ricerche, l’ambra triassica della Carnia, formata circa 230 milioni di anni fa, racchiude una notevole quantità di microorganismi inclusi in goccioline in resina fossile. Dopo anni di paziente lavoro di levigazione, analisi e ricerca sull’immensa quantità di circa 70.000 goccioline, un gruppo di ricerca internazionale ha potuto identificare i più antichi esemplari al mondo di artropodi preservati in ambra. Si tratta di un dittero e di due specie di acari eriofidi appartenenti a gruppi ancor oggi viventi.

Il dittero è conservato in maniera frammentata, consistendo di una parte del capo, alcuni tratti delle appendici, un’antenna, una parte del torace e di ciò che rimane di almeno quattro zampe. Dall'analisi di questi elementi corporei si ritiene trattarsi di un nematocero, o una forma primitiva di brachicero (insetti succhiatori di ambiente umido). Gli acari eriofidi rappresentano in assoluto i più antichi fossili mai ritrovati di questo gruppo di aracnidi. La loro perfetta conservazione all'interno della resina ne ha permesso uno studio di dettaglio, effettuato dagli specialisti David Grimaldi di New York ed Evert Lindquist di Ottawa. Uno dei due acari presenta forma allungata e vermiforme, con strane strutture adatte alla masticazione o alla triturazione. Il secondo ha una forma più triangolare, compatta, e possiede un apparato boccale dal contorno più netto. I due straordinari acari triassici documentano che la mancanza del terzo e quarto paio di zampe, caratteristica anatomica che differenzia questo gruppo dagli altri artropodi, è un carattere ancestrale rimasto inalterato per 230 milioni di anni.

Acari vermiformi simili al primo esemplare vivono oggi in spazi ristretti dentro cortecce, galle e germogli di piante, dove sono protetti dall'essiccamento. Alcune forme più tozze hanno invece stili di vita vagabondi, potendo anche vivere liberi sulla superficie delle piante. Un comportamento simile è postulato per i fossili triassici, comportamento che ha reso possibile l’intrappolamento di questi organismi nel flusso viscoso di resina e la loro conservazione attraverso il tempo geologico. Le foreste del Triassico erano popolate da conifere nella cui corteccia o tra le cui foglie gli acari potevano trovare rifugio. L'analisi di paleoflore trovate nei livelli con le goccioline di ambra ha permesso di riconoscere conifere della famiglia delle Cheirolepidiaceae, piante ad alto fusto che estinte alla fine del Cretaceo. Gli acari eriofidi sono un gruppo di artropodi fitofagi oggi altamente specializzato rappresentato da oltre 3500 specie della quali il 97% si ciba di angiosperme, piante con fiore apparse nel Cretaceo. Solo il 3% si nutre di Gimnosperme come le conifere, altro adattamento di origine ancestrale. La scoperta getta le basi per future ricerche allo scopo di aprire nuove finestre sulla coevoluzione tra artropodi terrestri e le piante che hanno da sempre costituito il loro habitat, il cibo, e lo straordinario mezzo per giungere fino a noi.

Per approfondire

Roghi G., Ragazzi E. & Gianolla P. (2006). Triassic amber of the Southern Alps (Italy). Palaios 21,143–154.

Schmidt A.R., Ragazzi E., Coppellotti O., Roghi G. (2006). A microworld in Triassic amber. Nature 444, 835.

Sul web

Articolo scientifico originale pubblicato su PNAS

Testo e foto di Guido Roghi

Studio effettuato in collaborazione con:

Alexander R. Schmidt, Courant Research Centre Geobiology, Georg-August-Universität Göttingen, Göttingen, Germany
Saskia Jancke, Museum für Naturkunde zu Berlin, Berlin, Germany
Evert E. Lindquist, Canadian National Collection of Insects, Arachnids, and Nematodes, Research Branch, Agriculture and Agri-Food Canada, Ottawa, Ontario K1A 0C6, Canada
Eugenio Ragazzi, Department of Pharmaceutical and Pharmacological Sciences, University of Padova, Padova, Italy
Paul C. Nascimbene & David A. Grimaldi, Division of Invertebrate Zoology, American Museum of Natural History, New York, USA
Kerstin Schmidt, Friedrich-Schiller-Universität Jena, Institut für Ökologie, Jena, Germany
Torsten Wappler, Section Palaeontology, Steinmann Institute, University of Bonn, Bonn, Germany