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Dalle marne gessifere affioranti nei dintorni di Senigallia sono state estratte nei secoli diverse centinaia di resti di pesci in connessione anatomica, assieme a resti di altri vertebrati, di insetti e a un’abbondante flora fossile. Le cave non sono più attive e le collezioni storiche sono oggi ospitate in diverse istituzioni museali e universitarie italiane ed estere.

Le vecchie “gessaie” di età messiniana (circa 6 milioni di anni fa) presenti nel territorio di Senigallia e conosciute fin dall’antichità erano cave di prestito per la fabbricazione di cemento. Data la cessazione dell’attività estrattiva non sappiamo se i livelli fossiliferi si siano esauriti, ragione per la quale le collezioni di resti fossili del senigalliese esistenti a Imola, Bologna e Firenze, anche in ragione dell’interesse storico, sono particolarmente preziose per la scienza. Come evidenziato da D’Erasmo quasi un secolo fa, esistono nel territorio due livelli fossiliferi a ittioliti tra loro concordanti, uno costituito da scisti appartenenti alla facies pre-evaporitica detta “tripoli”, consistente in straterelli bianchi silicei ricchi di diatomee e l’altro da marne gessoso-solfifere della fase evaporitica. La maggior parte dei fossili raccolti durante il XIX secolo sono tuttavia privi di indicazioni che consentano di riconoscerne l’esatta provenienza stratigrafica.

La presenza di macrofossili nei depositi gessiferi estratti nelle varie cave del senigalliese era nota fin dai primi anni del diciottesimo secolo. Ferdinando Marsili (1658-1730) ne parla in alcune lettere indirizzate ad Antonio Vallisneri, celebre autore del trattato anti-diluvialista De' corpi marini, che su' monti si trovano pubblicato in Venezia nel 1721. Le cave di gesso furono visitate un secolo dopo da Giambattista Brocchi nel 1811 durante la prima grande campagna geologica d’Italia dalla quale scaturì il trattato Idea generale della struttura degli Apennini pubblicato nel primo volume della Conchiologia Fossile Subapennina del 1814. E’ tuttavia solo con l’attività del naturalista senigalliese Vito Procaccini Ricci (1765-1843) che ha inizio lo studio sistematico dei fossili a scopo scientifico, da lui stesso presentato, con la propria notevole collezione paleoittiologica, durante il primo congresso degli scienziati italiani, tenutosi a Pisa nel 1839.

L’associazione di specie animali dei livelli pre-evaporitici è caratterizzata in genere da forme stenoaline di mare aperto, mentre l’ittiofauna dei gessi è nel complesso caratterizzata da taxa eurialini ecologicamente attribuibili alle categorie degli estuarini residenti (Aphanius, Gobius, Cryptolebias) che indicano un ambiente di laguna costiera. La prossimità di terre emerse è testimoniata dai resti di vertebrati terrestri e di foglie.

La flora fossile trovata nei dintorni di Senigallia è rappresentata in maggioranza da foglie, ma include anche resti di frutti e semi. Dal punto di vista sistematico ed ecologico si possono distinguere due gruppi di specie: le essenze esotiche, tipiche di climi caldi, come le lauracee, e quelle abituali di zone rilevate, come fagacee e conifere. La composizione tassonomica di queste flore presenta notevoli affinità con quelle attuali dell’Asia Sud-Orientale, suggerendo che 6 milioni di anni fa il clima mediterraneo fosse di tipo sub-tropicale.

I fossili di Senigallia raccolti nell’ottocento durante il periodo di attività delle gessaie sono attualmente raccolti in varie istituzioni tra le quali il Museo Civico Giuseppe Scarabelli di Imola (Collezioni Procaccini Ricci e Scarabelli), il Museo di Geologia Giovanni Capellini di Bologna (Collezione Scarabelli), il Museo di Storia Naturale, Sezione di Geologia e Paleontologia di Firenze (Collezione Guidi), il Museo di Paleontologia di Napoli (Collezioni Procaccini Ricci e Orsini) e infine il Museo di Storia Naturale di Calci (Pisa, Collezioni Procaccini Ricci e Orsini).

Per approfondire

Borsetti A.M., Carloni G.C., Coccioni R. & Marcheselli F. (1975). Il Limite Tortoniano-Messiniano nella cava di San Gaudenzio (Senigallia). Bollettino della Società Geologica Italiana 94: 407-416.

D’Erasmo G. (1939). L’ittiofauna fossile di Senigallia. Atti Regia Accademia di Scienze Fisiche e Matematiche 18.

Gaudant J. (1978). L’ichthyofaune des marnes messiniennes des environs de Senigallia (Marche, Italie): signification paléoécologique et paléogéographique. Geobios 11: 913-919.

Gaudant J. (2002). La crise messinienne et ses effets sur l'ichthyofaune néogène de la Méditerranée : le témoignage des squelettes en connexion de poissons téléostéens. Geodiversitas 24: 691-710.

Massalongo A. & Scarabelli G. (1859). Studi sulla flora fossile e geologia stratigrafica del senigalliese. Imola.

Pacciarelli M. & Vai G.B. (1995). La collezione Scarabelli. 1. Geologia. Musei civici di Imola. Catalogo delle raccolte. Grafis Edizioni, Bologna.

Portis A. (1885). Resti di Batraci fossili italiani. Atti della Regia Accademia delle Scienze di Torino 20: 1-30.

Portis A. (1887). Contribuzioni all’ornitologia fossile italiana. Atti della Regia Accademia delle Scienze di Torino 20: 1-25.

Procaccini Ricci V. (1828). Osservazioni sulle gessaje del territorio senigalliese, su i Filliti, gl’Ictioliti ed altri oggetti contenuti nelle medesime. Roma.

Procaccini Ricci V. (1839). Filliti ed altri resti organici trovati nelle gessaie di S. Angelo e S. Gaudenzio presso Sinigaglia. Pisa.

Massalongo A. (1856). Sopra due larve fossili di libellula dei terreni miocenici di Senigallia. Studii paleontologici ecc.. Verona.

Sul web

Lettera di Vito Procaccini Ricci a Ottavio Targioni Tozzetti

Testo e fotografie di Marco Ferretti e Lorenzo Angeletti.