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L’immagine di un'ittiofauna del Trias medio dominata da un gruppo di pesci estinto, i perleidiformi, è impressa negli strati della Formazione di Buchenstein esposti sul fianco della Grigna settentrionale che si affaccia sulla Valsassina, a pochi chilometri dal Lago di Como.

Una ventina di specie diverse tra pesci, crostacei e bivalvi sono stati scoperti in anni recentissimi sotto la cima del Grignone. I più grossi pesci del gruppo appartengono al genere Saurichthys, un predatore di forma, dimensioni e abitudini simili a quelle del moderno barracuda o del luccio. Un esemplare quasi completo scavato nel 2007, dopo più di 700 ore di preparazione al microscopio per estrarlo dalla lastra nella quale era rimasto imprigionato per 230 milioni di anni, ha rivelato la presenza nel suo corpo di resti dell’ultimo pasto prima della morte, scaglie e ossa di un perleidiforme. Il predatore è Saurichthys costasquamosus, un individuo lungo circa un metro, le prede due esemplari di Ctenognatichthys bellotii, o meglio ciò che rimane di due adulti in origine 10-20 cm ciascuno.

I pesci del genere Saurichthys erano actinopterigi basali dal corpo affusolato, con la testa allungata e la bocca come un lungo becco munito di numerosi denti conici. In ogni località triassica in cui è stato finora scavato Saurichthys è presente con due o più specie, riconoscibili per la struttura della colonna vertebrale, la forma delle scaglie e per le dimensioni e la forma dei denti, caratteristiche che fanno pensare ad alta specializzazione a diversi tipi di preda. S. costasquamosus, come dice il nome, era provvisto di sei serie di scaglie dermiche, una serie delle quali apparentemente simili a coste. Descritto per la prima volta nel 1857 su un esemplare rinvenuto nell’area di Perledo, ancora presente nella collezione del Liceo Volta di Como, Ctenognatichthys bellottii è comune anche nel sito degli Scudi, a Monte San Giorgio e nei dintorni di Davos, in Svizzera. I suoi caratteri salienti sono la forma del corpo molto affusolata, la ricca ornamentazione delle scaglie e i denti fittamente allineati come in un pettine, di un tipo mai visto in oltre 25.000 specie di pesci ossei viventi. Essendo i denti molto lunghi, ma sottili e quindi inadatti a trattare organismi con parti dure, si ipotizza che Ctenognatichthys si nutrisse di animali o piante a corpo molle, attaccati a substrati solidi. Altri perleidiformi rinvenuti nel Grignone e in altri siti paleontologici vicini, sono Stoppania gaetanii, dal corpo molto alto e lunghi denti a matita che sporgono anteriormente, con adulti lunghi circa 25 cm, e Felberia excelsa di forma simile, due tipici abitatori della barriera biocostruita. Diversamente da Ctenognatichthys, Stoppania aveva una dentatura adatta a cibarsi di organismi protetti da gusci abbastanza resistenti, come bivalvi, gasteropodi e coralli, che poteva afferrare con i denti anteriori, che funzionavano un po’ come i nostri incisivi, e schiacciare con i denti bassi e emisferici all’interno della bocca. La forma del corpo, compresso lateralmente e molto alto, facilitava i movimenti di precisione necessari a raggiungere le prede, su un fondale poco profondo e ad alta energia. Le ossa del cranio e le scaglie dotate di una forte ornamentazione di numerosi tubercoli tondeggianti erano un deterrente contro i possibili predatori.

Conosciuta in Dolomiti come ‘Strati di Livinallongo’, la successione rocciosa del Buchenstein affiorante sul versante sud del Grignone, o Grigna settentrionale, si depose in acque più profonde rispetto all’ambiente di piattaforma carbonatica della sovrastante Formazione di Esino e pure differente dall’ambiente deposizionale del Calcare di Perledo-Varenna. La morfologia creata dall’erosione sottolinea in modo evidente le caratteristiche litologiche del Calcare di Prezzo e del Buchenstein, maggiormente stratificati o più ricchi di argille e quindi con un pendio meno inclinato rispetto ai duri calcari che svettano nella parte alta del monte. Rari tufiti vulcaniche intercalate ai calcari testimoniano l’attività di vulcani con attività esplosiva che diffondevano le loro ceneri sia direttamente in mare che sulla piattaforma carbonatica, poi spazzate dalle correnti e deposte nelle parti più profonde del bacino, a 100-200 m.

La scoperta del giacimento fossilifero è di Andrea Tintori dell’Università di Milano, durante una escursione didattica più di 20 anni fa. A prima vista i calcari poco laminati e ricchi di liste di selce del Buchenstein non sembravano associabili a buona conservazione di organismi delicati come i pesci. Una prima serie di saggi condotti tra il 2003 e il 2005 in quello che allora si riteneva un livello fossilifero interessante, ma probabilmente non molto importante, consentì invece di individuare strati compatti a volte ricchissimi di pesci. Giacimento notevole sia per la ricchezza che per la diversità delle specie presenti, alcune delle quali nuove alla scienza, il Grignone è stato oggetto di nuove campagne di scavo condotte nelle estati 2006-2009 dal Dipartimento di Scienze della Terra ‘Ardito Desio’, per concessione del Ministero per i Beni Culturali tramite la Soprintendenza Archeologica della Lombardia e col supporto della Comunità Montana di Valsassina, Valvarrone, Val d’Esino e Riviera.

Informazioni

Dipartimento di Scienze della Terra dell'Università di Milano, scrivendo ad andrea.tintori@unimi.it

Per approfondire

Lombardo C., Tintori A. (2005). Feeding specialization in Late Triassic fishes. Annali dell’Università degli Studi di Ferrara Museologia Scientifica e Naturalistica. Volume speciale.

Schmid L., Sánchez-Villagra M.R. (2010). Potential genetic bases of morphological evolution in the Triassic fish Saurichthys. Journal of Experimental Zoology, Molecular and Developmental Evolution 314, 519–526.

Wu F., Sun Y., Hao W., Jiang D., Xu G., Sun Z., Tintori A. (2009). New species of Saurichthys (Actinopterygii: Saurichthyidae) from middle Triassic (Anisian) of Yunnan province, China. Acta Geologica Sinica 83, 440–450.

Nel web

Parco Regionale della Grigna Settentrionale

Testo di Andrea Tintori
Fotografie di Andrea Tintori e Stefano Dominici
Video di Stefano Dominici