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La grotta di San Teodoro è una pietra miliare per la paleontologia e la preistoria della Sicilia, anche per il prestigio dei ricercatori che per primi vi hanno condotto ricerche. Fin dalla seconda metà dell'ottocento furono individuate un'unità superiore, contenente resti di pasto e numerosissimi manufatti litici epigravettiani, e una unità inferiore con resti di mammiferi endemici pleistocenici. Ancora maggior interesse è stato suscitato dal ritrovamento in tempi più recenti di ciò che resta di sette sepolture risalenti al Paleolitico superiore.

La grotta, molto suggestiva anche per le sue notevoli dimensioni, si apre su una scarpata modellata su calcari giurassici che delimita un ampio terrazzo tardopleistocnico al cui margine interno, alla base della parete carbonatica, si estende un deposito lacustre pleistocenico caratterizzato da resti di ippopotamo. Nell'area di Acquedolci sono state rinvenute diverse associazioni faunistiche che complessivamente rappresentano tre fasi della preistoria siciliana collocabili tra 200 mila e 11 mila anni fa, e attraverso le quali si sono succedute diverse condizioni ambientali.

I depositi con ippopotami
Lo scavo di sette trincee di profondità, variabile da pochi decimetri fino a 6 metri, ha consentito il recupero di numerosi resti di ippopotamo, alcuni dei quali ancora visibili in posto. I sedimenti sono prevalentemente siltosi e contengono in prossimità della scarpata detriti anche grossolani provenienti dalla parete rocciosa. I resti fossili estratti a migliaia e oggi custoditi presso il Dipartimento di Scienze della Terra dell’Università di Messina, sono in massima parte elementi scheletrici dell’ippopotamo endemico siciliano Hippopotamus pentlandi. Gli individui d'ippopotamo, rappresentanti tutto l'arco dello sviluppo ontogenetico della specie, sono accompagnati da scarsi resti di orso, cervo, lupo, tartaruga e uccelli. Lo studio dei resti suggerisce l’antica presenza di un bacino lacustre e che probabilmente si estendeva verso nord sull’ampio terrazzo. Migliaia di resti di ippopotamo sono custoditi presso il Dipartimento di Scienze della Terra dell’Università di Messina. Gli scavi di Acquedolci hanno chiarito che i numerosi depositi a ippopotamo presenti in Sicilia alla base di pareti carbonatiche sulle quali si aprono grotte fossilifere non si sono originati per svuotamento delle grotte, ma per l’esistenza di falde acquifere e di bacini alla base dei massicci carbonatici. L’unico dato cronologico finora disponibile per gli ippopotami di Acquedolci proviene da una datazione geochimica che ha fornito un’età di 200.000 ± 40.000 anni dal presente.

I recenti scavi nella grotta Il suolo della grotta non conserva resti del Paleolitico superiore e gli scavi recenti hanno testimoniato solo l’unità più antica. Sono state scavate due trincee per un totale di circa 30 m3, una porzione molto piccola rispetto al volume dei sedimenti fossiliferi presenti. I caratteri della ricca associazione faunistica sono originali e inediti per un ambiente insulare. In ambedue le trincee sono stati rinvenuti resti del cervo Cervus elaphus siciliae, del bue selvatico Bos primigenius siciliae, del bisonte Bison priscus siciliae, del cinghiale Sus scrofa, dell'elefante un tempo attribuito alla specie Palaeoloxodon mnaidriensis, dell'asino selvatico Equus hydruntinus, la iena _Crocuta crocuta spelaea, del lupo Canis lupus, e la volpe Vulpes vulpes. Dalla setacciatura e cernita dei sedimenti sono stati estratti resti di roditori, che comprendono arvicola (Terricola ex gr. savii) e topo selvatico (Apodemus sylvaticus), e uccelli, tra i quali falco (Falco columbarius, F. tinnunculus), coturnice (Alectoris graeca), un galliforme attualmente rappresentato in Sicilia dalla sottospecie endemica Alectoris graeca whitakeri, quaglia (Coturnix coturnix), colomba (Colomba livia, C. oenas), beccaccia (Scolopax rusticola). Sono inoltre presenti resti di riccio (Erinaceus europaeus), di insettivori (Crocidura sicula), di pipistrello, di lucertola, molluschi terrestri e semi. La datazione di un livello di concrezione con il metodo 230Th/234U ha fornito un’età di 32.000 ± 4.000 dal presente, coerente con i dati stratigrafici e paleoecologici.
La varietà di taxa riconosciuti nella grotta di San Teodoro, riconosciuta grazie alla scrupolosa raccolta di resti, permettono di ipotizzare trattarsi di una tana di iena e la prima segnalazione di un tale contesto in ambiente insulare. La scrupolosa raccolta dei resti di piccoli mammiferi e molluschi nei depositi di provenienza dei resti dei grandi mammiferi e la dettagliata ricostruzione stratigrafica hanno permesso di ipotizzare uno dei primi esempi in Europa per questo tipo di ambiente. Gli elefanti di San Teodoro sono probabilmente gli ultimi sopravvissuti in Europa occidentale.

Il progetto di fruizione
Fino al 1982 la grotta e l’area circostante appartenevano a privati. Per la spettacolare ricchezza del deposito a ippopotami, nel 1983 è stato proposto un progetto di conservazione in posto dei resti fossili alla competente Soprintendenza di Messina, con l’intento di costituire un museo all’aperto. Dopo l'approvazione dall'assessorato, l’area è stata acquisita dalla Regione Sicilia che l'ha dotata di personale di custodia. La Provincia Regionale di Messina è intervenuta per la realizzazione di una copertura in vetro e una prima sistemazione delle trincee esterne. Per il completamento della struttura sono tuttavia necessarie ulteriori risorse finalizzate a realizzare un adeguato apparato didattico anche presso le trincee interne.
Il sito è accessibile e fruibile dal lunedì al sabato con orari variabili secondo la stagione. Per informazioni si consiglia di telefonare al +39-0941-730005.

Per approfondire

Agnesi V., Bonfiglio L., Ciurcina C., Conoscenti C., Di Maggio C., Di Patti C., Mangano G., Masini F., Pavia M., Petruso D. & Spigo U. (2004). Quaternary eustatic fluctuations and biochronology of vertebrate-bearing deposits correlated with marine terraces in Sicily. 32nd International Geological Congress, Florence 20-28 August 2004, Field Trip Guide Book - B07. Leader: L. Bonfiglio, pp. 36.

Anca, F. (1860). Note sur deux nouvelles grottes ossifères dècouvertes en Sicile en 1859: Bull. Societé Geologique de France 17: 684-695.

Bonfiglio, L. (1995). Taphonomy and depositional setting of Pleistocene mammal-bearing deposits from Acquedolci (North-Eastern Sicily): Geobios Memoria Speciale 18: 57-68.

Bonfiglio L., Esu D., Mangano G., Masini F., Petruso D., Soligo M. & Tuccimei P. (2008). The Late Pleistocene vertebrate bearing deposits at San Teodoro Cave (North-Eastern Sicily): preliminary data on faunal diversification and chronology. Quaternary International 190: 26-37.

Bonfiglio L., Mangano G. & Martinelli M. C. (2006). I tesori della preistoria siciliana ad Acquedolci e alla grotta di S. Teodoro. Edizioni EDAS Messina, 16 pp.

D’Amore G., Di Marco S., Tartarelli G., Bigazzi R. & Sineo L. (2009). Late Pleistocene human evolution in Sicily: comparative morphometric analysis of Grotta di San Teodoro craniofacial remains. Journal of Human Evolution 30: 1-14.

Graziosi, P. (1947). Gli uomini paleolitici della grotta di S. Teodoro Messina). Rivista di Scienze Preistoriche 2: 123-224.

Graziosi, P. & Maviglia C. (1946). La grotta di S.Teodoro (Messina). Rivista di Scienze Preistoriche 1: 227-283.

Vaufrey R. (1929). Les éléphants nains des iles mediterranèennes et la question des isthmes pléistocènes. Archives de l'Institut de Paléontologie Humaine, 6: 1-220.

Sul web

Il portale di acquedolci

Wikipedia

Testo e foto di Laura Bonfiglio e Gabriella Mangano.
Video di Stefano Dominici.