Utente: non autenticato Accedi | Italiano · English

Nel Piemonte meridionale, attorno alla città di Alba, affiora estesamente una successione di strati del Neogene che comprende una formazione molto caratteristica, la “Vena del Gesso”. Questi sedimenti testimoniano la fase evaporitica della crisi di salinità che il Mediterraneo ha sperimentato nel Messiniano, intervallo compreso tra 6 e 5,5 milioni di anni fa, e sono localmente ricchi di fossili ben conservati: foglie, libellule, scheletri interi di pesci. Il Messiniano di Alba, e i suoi fossili, sono indissolubilmente legati alla figura di Carlo Sturani, grande geologo e professore di paleontologia mancato tragicamente nel 1975 alla giovane età di 37 anni.

I fossili sono conservati all’interno di peliti laminate associate ai gessi, in cui ciascuna lamina si è formata per decantazione del fango sospeso nella massa d’acqua che sovrastava i fondali dell’epoca. La profondità di sedimentazione, un tempo valutata pari a pochi metri, oggi si valuta potesse raggiungere alcune decine di metri. A partire dal momento del seppellimento sui tranquilli fondali di un’ampia insenatura piemontese, i resti di piante e animali hanno perso gradualmente le loro parti più labili e mantenuto solo quelle più resistenti, come ossa e scaglie di fosfato di calcio (pesci), esoscheletro di chitina (insetti), cuticole e parti di cellulosa e lignina (piante). Rimasti nel loro sepolcro di roccia per sei milioni di anni, i fossili sono oggi riportati alla luce dall’erosione del Fiume Tanaro e dei suoi affluenti.
I resti più abbondanti sono quelli di vegetali: frammenti di tessuto legnoso, rametti e foglie di conifere, foglie di angiosperme. Queste ultime sono per lo più integre, lunghe fino a 20 cm, e spesso variamente accartocciate all’interno del sedimento. Frutti, semi e fiori rappresentano reperti più rari, ma a volte più significativi per gli studi paleobotanici. Le ricerche sinora condotte sulla paleoflora albese dell’intervallo evaporitico si sono concentrate sui reperti fogliari di gimnosperme e angiosperme, principalmente dicotiledoni, rappresentate da 74 entità tassonomiche riconducibili a 23 famiglie e 45 generi. Alcune forme crescono oggi solo al di fuori dell’Europa come le Magnoliaceae dell’Asia orientale e dell’America centro-settentrionale, o Parrotia e Pterocarya del Caucaso o dell’Estremo Oriente, o ancora Carya e Liquidambar oggi distribuite in Nordamerica e Asia. La paleoflora indica un clima temperato caldo, con elevata diversità di forme legnose tipiche di consorzi forestali sviluppati in condizioni climatiche decisamente umide. Ai vegetali si associano esoscheletri intatti di larve di Odonati, talvolta fittamente addensate ad indicare una probabile mortalità di massa, e resti di altri artropodi terrestri. Rari resti di individui adulti o ali isolate di Odonati, rinvenuti soprattutto nel sito di Castagnito, consentono di riconoscere il genere Oryctodiplax. I resti scheletrici intatti di pesci appartengono quasi sempre alla specie Aphanius crassicaudus, a volte associati a subordinati resti di Atherina, Gobius, Lepidopus, Spratelloides e poche altre forme molto rare come la “trota” Salvelinus. Dai livelli evaporitici di Santa Vittoria d’Alba proviene infine il modello interno di testuggine terrestre, descritto alla fine dell’ottocento come la nuova specie Testudo craverii, la cui determinazione generica oggi viene messa in dubbio. Altri resti testimoniano la possibile presenza di una testuggine palustre del genere Mauremys, oggi estinto in Italia ma ancora presente in Europa.
La parte superiore della successione messiniana, ben esposta pochi chilometri a Ovest di Alba, si depose nell’intervallo post-evaporitico, ultima fase della crisi messiniana. Le argille, sabbie e conglomerati con resti di molluschi d’acqua dolce testimoniano di un paleoambiente fluvio-lacustre. Sono stati rinvenuti anche resti di vertebrati continentali, come anfibi, rettili e uccelli, e abbondanti resti di mammiferi. Tra le specie di maggiori dimensioni troviamo il canide Eucyon monticinensis, uno ienide appartenente al genere Hyaenictitherium, numerose specie di artiodattili e perissodattili, tra i quali un rinoceronte, e un mastodonte con elementi in connessione anatomica. Tra i micro-mammiferi sono presenti alcuni resti di insettivori, appartenenti al genere estinto Asoriculus, simile a un toporagno, o a galericini, animali simili a dei ricci, ma senza aculei, oggi viventi nel Sud-Est asiatico. Tra i lagomorfi è presente Prolagus sorbinii, una specie di ocotonide simile agli attuali Pica dell’America settentrionale. L’associazione di roditori è dominata dai muridi appartenenti ai generi estinti Centralomys, più piccolo di un topo domestico, e Paraethomys, della taglia di un grosso ratto. È inoltre presente una specie appartenente al genere Apodemus, con una forma simile a quella che attualmente si trova in Europa orientale e nel Medio oriente. Molto rari i fossili di Muscardinus, un gliride molto simile al moscardino dei moderni ambienti forestati d’Italia, mentre sono più abbondanti i resti di un criceto ora estinto appartenente al genere Apocricetus, probabilmente legato ad habitat caratterizzati da ampi spazi.

Le ricerche di Carlo Sturani (1938-1975)

La successione messiniana albese fu studiata dal paleontologo torinese Carlo Sturani, prima grande conoscitore di rocce e fossili giurassici, poi studioso dell’intervallo messiniano e che perì tragicamente proprio in una cava di gesso presso Alba. Lungo la successione evaporitica Sturani seppe riconoscere per primo un’associazione di fossili di ambiente continentale, una indicatrice di condizioni ipersaline e una di ambiente francamente marino. Tra i fossili continentali interpretava i vegetali come indicativi di condizioni climatiche umide, e riconosceva i pesci Salvelinus e Leuciscus accanto ai resti di uccelli, rettili, anfibi, aracnidi e insetti. Tra gli organismi di ambienti ipersalini Sturani indicò “Pachylebias” (=Aphanius crassicaudus) e le libellule, mentre tra quelli marini determinò alcuni pesci (“Anguilla”, Sogliola, Scorfano, Spratelloides, Lepidopus), proponendoli come indizio del persistere delle connessioni tra il bacino evaporitico e un “serbatoio” marino a salinità normale, identificato con il bacino adriatico.

Per approfondire

Cavallo O. & Galletti P.A. (1987). Studi di Carlo Sturani su Odonati ed altri insetti fossili del Messiniano albese (Piemonte) con descrizione di Oryctodiplax gypsorum n.gen. n.sp. (Odonata, Libellulidae). Bollettino della Società Paleontologica Italiana 26: 151-176.

Cavallo O., Maccagno M. & Pavia G. (1986). Fossili dell'Albese. Famija Albèisa, Alba, 223 pp.

Chesi F. (2008). Il registro fossile italiano dei cheloni. Tesi di Dottorato in Scienze della Terra, Università di Firenze.

Chesi F., Delfino M., Abbazzi L., Carboni S., Lecca L. & Rook L. (2007). New fossil vertebrate remains from San Giovanni di Sinis (Late Pleistocene, Sardinia): the last Mauremys (Reptilia, Testudines) in the Central Mediterranean. Rivista Italiana di Paleontologia e Stratigrafia 113: 287-297.

Dela Pierre F., Bernardi E., Cavagna S., Clari P., Gennari R., Irace A., Lozar F., Lugli S., Manzi V., Natalicchio M., Roveri M. & Violanti D. (2011). The record of the Messinian salinity crisis in the Tertiary Piedmont Basin (NW Italy): the Alba section revisited. Palaeogeography, Palaeoclimatology, Palaeoecology 310: 238-255.

Lozar F., Violanti D., Dela Pierre F., Bernardi E., Cavagna S., Clari P., Irace A., Martinetto E. & Trenkwalder S. (2010). Calcareous nannofossils and foraminifers herald the Messinian salinity crisis: the Pollenzo section (Alba, Cuneo; NW Italy). Geobios 43: 21–32.

Martinetto E. & Tintori A. (2008). Tafonomia e indicazioni paleoambientali delle associazioni a pesci, piante e insetti dei sedimenti messiniani di Alba. Convegno Alba e Tramonto della Crisi del Messiniano, Alba 10-11 ottobre 2008 volume dei riassunti.

Martinetto E., Rista C. & Tarabra E. (2000). Classificazione e ordinamento museologico di foglie di Angiosperme messiniane dell'Albese. Alba Pompeia 21: 3-30.

Martinetto E., Uhl D. & Tarabra E. (2007). Leaf physiognomic indications for a moist warm-temperate climate in NW Italy during the Messinian (Late Miocene). Palaeogeography, Palaeoclimatology, Palaeoecology 253: 41-55.

Portis A. (1879). Di alcuni fossili terziarii del Piemonte e della Liguria appartenenti all'ordine dei Chelonii. Memorie della Reale Accademia delle Scienze di Torino 32: 113-134.

Sturani C. (1973). A fossil eel (Anguilla sp.) from the Messinian of Alba (Tertiary Piemontese Basin). Palaeoenvironmental and palaeogeographic implications. In: Drooger CW, (a cura di). Messinian events in the Mediterranean. Utrecht: 243-255.

Sturani C. (1978). Messinian facies in the Piedmont Basin. Memorie della Società Geologica Italiana 16: 11-25.

Sul web

Alba e tramonto della crisi messiniana

Testi di Oreste Cavallo, Simone Colombero, Massimo Delfino, Francesca Lozar, Edoardo Martinetto, Giulio Pavia, Marco Pavia ed Elena Vassio.

Fotografie di Francesco Chesi, Simone Colombero, Edoardo Martinetto.