Utente: non autenticato Accedi | Italiano · English

Circa 1700 m a SE di Otranto, in località Le Orte, si apre una cavità artificiale nota col nome di Buca d'Otranto, aperta verso la metà del secolo passato per la coltivazione della bauxite e utilizzata per il lavaggio del minerale estratto in zona. Sul fondo emerge infatti la falda freatica formando un laghetto, tutt’ora esistente e meta turistica. I lavori di estrazione hanno scoperto una successione sedimentaria fossilifera affiorante lungo la scarpata settentrionale del laghetto.

I diversi affioramenti bauxitici del Salento testimoniano il verificarsi, durante una fase di emersione e in clima tropicale, di un’intensa alterazione chimica delle rocce calcaree del substrato cretacico. Nell’Oligocene superiore, con il graduale riaffermarsi di condizioni sommerse, su questi paleosuoli si depositarono gli strati visibili nella Buca di Otranto e affioranti in altre località, come presso Galàtone, località tipo dell’omonima formazione a cui appartiene la successione. Ambienti francamente marini coevi sono testimoniati in altre successioni salentine, con le formazioni delle Calcareniti di Porto Badisco e dei Calcari di Castro.

La successione riccamente fossilifera, spessa circa 14 m, è trasgressiva sul paleosuolo bauxitico e composta da strati di origine continentale, salmastra e marina, variamente alternati e intercalati a livelli di lignite. Questi corpi contengono foraminiferi bentonici, molluschi, ostracodi e resti di granchi, che nel loro insieme forniscono un’età tardo-oligocenica e significative indicazioni sull’evoluzione ambientale della successione.

Tra i molluschi sono stati individuate ventitré specie fra gasteropodi e bivalvi, di cui cinque nuove di gasteropodi, per ora esclusivi del Salento. I livelli lignitici contengono molluschi d’acqua dolce, testimonianti ambienti palustri. Strati marnosi e argillosi sono ricchi di gasteropodi e bivalvi di ambienti prossimi al mare, variamente salmastri, lagunari e deltizi, in condizioni di clima tropicale. Alcuni generi come Terebralia, Batillaria e Potamides sono oggi tipici di lagune e piane tidali delle coste tropicali abitate da mangrovie.

Molte delle specie studiate sono comuni ad altri bacini coevi, come quelli di Aquitania, Magonza, Baviera, Piemonte, Ungheria, Grecia, Turchia e Iran, dimostrando che nell’Oligocene superiore l’area salentina apparteneva alla Provincia biogeografica Mediterraneo-Iraniana, con collegamenti a quella Est-Atlantica.

Per approfondire

Bosellini A., Bosellini F. R., Colalongo M. L., Parente M. et al. (1999): Stratigraphic architecture of the Salento coast from Capo d’Otranto to S. Maria di Leuca (Apulia, Southern Italy). Rivista Italiana di Paleontologia e Stratigrafia 105: 397-416.

Bossio A., Esu D., Foresi L. M., Girotti O., Iannone A., Luperto Sinni E., Margiotta S., Mazzei R., Monteforti B., Ricchetti G. & Salvatorini G. (1998): Formazione di Galatone, nuovo nome per un’unità litostratigrafica del Salento (Puglia, Italia meridionale). Atti della Società Toscana di Scienze Naturali, Memorie, Serie A 105: 151-156.

Esu D. & Girotti O. (2010): The Late Oligocene molluscan fauna of Otranto (Apulia, Southern Italy): An example of alternating freshwater, lagoonal and emerged environments. – Palaeontology 53: 137-174.

Esu D., Girotti O., Iannone A., Pignatti J. S. & Ricchetti G. (1994). Lagoonal-continental Oligocene of southern Apulia (Italy). Bollettino della Società Paleontologica Italiana 33: 183-195.

Esu D., Girotti O. & Pignatti J. S. (2005). Late Oligocene?Miocene mollusc and foraminiferal assemblages from the vicinity of Otranto (Southern Apulia, Italy): a non-marine to marine transition. Rendiconti della Società Paleontologica Italiana 2: 75-85.

Testo di Daniela Esu e Odoardo Girotti
Fotografie di Odoardo Girotti