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Fusti di Annularia, Calamites e felci, aracnidi, piccoli artropodi isopodi e insetti blattoidi, e tetrapodi del sottobosco, contribuivano a comporre l'ecosistema di foresta che ricopriva la Sardegna nel Carbonifero superiore, 310 milioni di anni fa. I loro resti danno particolare valore agli strati sedimentari che oggi affiorano presso San Giorgio, nella provincia mineraria di Carbonia e Iglesias.

La macroflora carbonifera della Sardegna sudoccidentale comprende resti di Annularia, Calamites, Sphenophyllum, Sphenopteris, Asterotheca, Pecopteris e Cordaites e diversi altri generi, associate a numerose specie di spore e di pollini. Accanto alle piante, i più rari fossili di animali come piccoli aracnidi della specie Anthrcomartus voelkelianus e dell’artropode gigante Arthropleura, isopodi e insetti blattodi; infine, le orme lasciate nel terreno di piccoli vertebrati terrestri (microsauri). Questi frammenti di un antico ecosistema, estratti da rocce dolomitiche a grana fine affioranti nel cuore della valle di Cabitza (dintorni di Iglesias), sono oggi conservati presso il Museo di Carbonia a il Museo di Geologia e Paleontologia “D. Lovisato” del Dipartimento di Scienze della Terra di Cagliari. Resti di tronchi sono ancora visibili in affioramento e bisognosi di tutela.

I primi studi sul bacino sedimentario di San Giorgio risalgono alla fine dell'ottocento, quando furono descritti i depositi del Paleozoico superiore della provincia mineraria dell'Iglesiente. L'associazione paleofloristica raccolta nei primi decenni del novecento consentì un'attribuzione al piano Autuniano o a un generico Permo-Carbonifero, grazie al confronto con le flore delle Coal Measures inglesi e dagli altri analoghi carboniferi dell'Europa continentale. Successivi ritrovamenti suggerirono ad alcuni ricercatori un'attribuzione allo Stefaniano superiore, un'età confermata da studi recenti sugli sporomorfi associati ai depositi. Altri autori sulla base delle orme di tetrapodi appartenenti all'icnogenere Salichnium (Saurichnites) heringi, favoriscono un'età tardo-westfaliana. Queste diverse attribuzioni sono comprese entro l'intervallo temporale che va da 305 e 315 Ma. La corretta attribuzione riveste una certa rilevanza, in quanto in stretta relazione con la datazione dell'orogenesi varisca in Sardegna.

I depositi fossiliferi appartengono alla Formazione di San Giorgio, spessa fino a 40 m e composta da tre unità. L'unità basale è dominata da brecce e conglomerati, arenarie e peliti dolomitiche, l'intervallo intermedio, quello da cui proviene la maggior parte delle paleoflore e dei resti di animali associati, da marne e marne dolomitiche con strati di carbone e il superiore da arenarie a conglomerati. L'ambiente sedimentario dell'unità con resti di piante testimonia un ambiente alluvionale di tipo palustre in un clima caldo umido.

Oggi il sito di San Giorgio si trova in uno stato di degrado, essendo molti affioramenti scomparsi o coperti dal detrito accumulato nel corso dell'attività estrattiva dalle vicine miniere. La proposta di un progetto per la sua rivalutazione attraverso un percorso tematico e pannelli esplicativi non ha finora ricevuto la necessaria attenzione da parte delle amministrazioni.

Per approfondire

Arcangeli G. (1901). Contribuzione allo studio dei vegetali permo-carboniferi della Sardegna. Palaeontographia Italica 7: 91-120.

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Cocozza T. (1967). Il Permo-carbonifero del bacino di San Giorgio (Iglesiente, Sardegna sud-occidentale). Memorie della Società Geologica Italiana 6: 607-642.

Del Rio M., Pillola G.L., Muntoni F. (2002). The Upper Carboniferous of the San Giorgio basin. Rendiconti della Società Paleontologica Italiana 1: 223-229. Modena.

Fondi R. (1980). Orme di microsauri nel Carbonifero superiore della Sardegna. Memorie della Società Geologica Italiana 20: 347-356.

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Novarese V., Taricco M. (1923). Cenni sommari sul Paleozoico dell’Iglesiente. Bollettino della Società Geologica Italiana 4: 376-325.

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Selden P., Pillola G.L. (2009). A trigonotarbid arachnid from the Upper Carboniferous of the San Giorgio Basin, Sardinia. Rivista Italiana di Paleontologia e Stratigrafia 115: 269-274.

Nel Web

Museo Sardo di Geologia e Paleontologia Lovisato

La miniera di Cabitza

Testo e fotografie di Gian Luigi Pillola