Utente: non autenticato Accedi | Italiano · English

Dalla Valle del rio Seazza, in comune di Preone (Udine), provengono i resti dei più antichi rettili volanti finora noti al mondo, accanto a quelli di una ricchissima fauna di invertebrati e vertebrati del Trias che fanno di questi affioramenti della Dolomia di Forni uno dei beni naturalistici più preziosi della regione del Friuli.

Nella Valle del rio Seazza affiora una potente successione appartenente alla formazione della Dolomia di Forni, del Norico medio-superiore (circa 210 milioni di anni fa). Si tratta di dolomie bituminose derivate da sabbie e fanghi calcarei che si depositarono in un bacino marino a 200-400 metri di profondità, a circolazione ristretta e spesso in condizioni di anossia. I sedimenti provenivano dalla circostante piattaforma carbonatica della Dolomia Principale, per alternanza di livelli torbiditici e depositi di decantazione. Le condizioni anossiche impedivano la normale decomposizione, facilitando la conservazione dei resti degli animali e dei vegetali che si depositavano sul fondo. Il colore scuro e il caratteristico odore di bitume, tipico delle “rocce madri” di petrolio, sono un segno distintivo delle rocce della Valle del rio Seazza, uno che “parla” della loro ricchezza di materia organica.

All’interno della successione rocciosa sono abbondantissimi i fossili in buono stato di conservazione, compresi i resti di organismi molto delicati, quali crostacei, pesci, rettili e resti di piante, resti che sarebbero andati facilmente distrutti in un fondale normalmente ossigenato. A testimonianza delle particolari condizioni, mancano quasi completamente le tracce di organismi bentonici.

Tra gli invertebrati dominano i gamberi della specie Dusa longipes, accanto a quelli dei decapodi Antrimpos noricus, Acanthinopus gibbosus, Archaeopalinurus levis e dei tilacocefali. I pesci sono sono ben differenziati, dai piccoli folidoforiformi dal corpo ricoperto di scaglie come Eopholidophorus forojuliensis, ai peltopleuriformi ad abitudini gregarie come Marcopoloichthys, dal corpo quasi privo di scaglie. Di dimensioni maggiori, i pesci del genere Sargodon dal corpo appiattito lateralmente come quello dei pesci che vivono tra scogli o banchi di corallo e dalla particolare dentatura, potevano superare i 35 centimetri di lunghezza. Simili a questi erano alcuni tra i più antichi rappresentanti dei pesci picnodontiformi. I Thoracopterus erano invece caratterizzati dalle ampie pinne pettorali e dalla pinna caudale con il lobo inferiore più sviluppato, organi per uscire dall’acqua e planare come gli attuali pesci volanti. Tra i predatori il più noto pesce era Saurichthys, fino a un metro e mezzo di lunghezza, accanto a più rari esemplari di Birgeria dal corpo più tozzo. Accanto alle ittiofaune dominanti del Trias, dai fianchi del Rio Seazza emergono rari resti dei alcuni gruppi tipici degli antichi mari paleozoici, quali i condritti del genere Pseudodalatias e conodonti degli ancor più primitivi agnati.

Tra gli animali terrestri finiti in mare sono presenti gli pterosauri, tra più antichi rettili volanti conosciuti al mondo. La specie Preondactylus buffarinii è stata scoperta proprio nella valle del Seazza, mentre Carniadactylus rosenfeldi proviene dal vicino Rio Forchiar. Altri esemplari del Seazza sono in fase di studio. Megalancosaurus preonensis era un piccolo, bizzarro rettile arboricolo noto in tutto il mondo per una dibattuta affinità con gli uccelli e Langobardisaurus un lucertolone con una dentatura specializzata che si nutriva probabilmente di molluschi o di crostacei. Infine, ”Langobardisaurus” rossi era un rettile dal corpo tozzo, più affine alle lucertole che al vero Langobardisaurus.

I resti di vegetali terrestri, relativamente abbondanti, sono un’ulteriore evidenza di vicine terre emerse. Le piante sono rappresentate essenzialmente da rametti di conifere con minute foglie dall’aspetto squamoso e da grandi foglie isolate, strette e allungate appartenenti ad una pianta sconosciuta, ma simile ad un’araucaria. Suggeriscono la presenza di un clima tendenzialmente arido. Gran parte delle collezioni sono presso il “Museo Friulano di Storia Naturale” di Udine e il “Museo della Carnia” di Ampezzo.

Per approfondire

Carulli G.B. & Ponton M. (2002). Sosta 5.8 - Val Seazza: la dolomia di Forni. In G.B. Vai, C. Venturini, G.B. Carulli & A. Zanferrari (eds.), Alpi e Prealpi Carniche e Giulie - Friuli Venezia Giulia. Guide Geologiche Regionali della Società Geologica Italiana, 204 p.

Dalla Vecchia F.M. (2008). Vertebrati fossili del Friuli - 450 milioni di anni di evoluzione. Museo Friulano di Storia Naturale 50, 304 p.

Ponton M. (2001). Note geologiche sulle Prealpi Carniche Orientali. In G. Muscio (ed.), Il fenomeno carsico delle Prealpi Carniche Orientali. Memorie dell'Istituto Italiano di Speleologia 12: 39 - 57.

Nel web

Portale geositi del Friuli Venezia Giulia

Testo e fotografia di Fabio Marco Dalla Vecchia, Giuseppe Muscio e Luca Simonetto.