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Uno dei siti paleontologici più interessanti della Liguria occidentale è Capo Mortola (Ventimiglia, provincia di Imperia) nelle vicinanze del confine italo-francese, poco prima del sito preistorico dei Balzi Rossi e limitrofo alla parte più meridionale dei famosi Giardini Botanici Hanbury. L’area in questione, particolarmente spettacolare per esposizione geologica e qualità del contenuto fossilifero, attualmente è accessibile su richiesta solamente dai Giardini Hanbury, al cui interno è stata anche predisposta un’area con pannelli illustrativi sul sito.

Dal punto di vista geologico Capo Mortola è una stretta sinclinale ad andamento circa nord-sud, che coinvolge rocce sedimentarie che vanno dal Cretacico superiore all’Eocene superiore. La parte della successione stratigrafica di interesse paleontologico è rappresentata dalle “calcareniti di Capo Mortola”, riferite alla parte alta dell’Eocene medio (Bartoniano inferiore, tra 40.4 e 38 milioni di anni fa), ben osservabili soprattutto nella parte più occidentale del Capo, in particolare procedendo da ovest verso est, ossia dalla spianata con l’antico cannone fino alla cancellata che delimita i Giardini.

Nelle “calcareniti di Capo Mortola” sono distinguibili tre intervalli successivi caratterizzati, oltre che da litotipi differenti, anche da significative variazioni del contenuto fossilifero costituito prevalentemente da diversi generi di macroforaminiferi (organismi marini unicellulari di dimensioni centimetriche dotati di un complesso guscio carbonatico), coralli isolati, molluschi (lamellibranchi e gasteropodi) e vermi calcarei, a cui si aggiungono tracce (icnofossili) lasciate da organismi dell’infauna che vivevano all’interno del substrato. L’intervallo basale (A, circa 20 m di spessore) è rappresentato da biocalciruditi costituite dall’accumulo di grandi Nummuliti (macroforaminiferi) con intercalati livelli, individuabili per la loro maggiore erosione, più poveri di fauna, con coralli isolati, molluschi (rari gasteropodi e più frequenti lamellibranchi) e vermi calcarei (policheti).

L’intervallo successivo (B, 20 m circa di spessore) è prevalentemente siltoso a piccole Nummuliti, coralli isolati e molluschi (tra cui grosse ostriche), che tendono a scomparire nella parte più alta dove sono invece dominanti gli icnofossili costituiti da riempimenti di gallerie scavate da animali a scopo nutrizionale o abitativo. L’ultimo intervallo (C, 13 m circa di spessore) è costituito da bancate arenaceo-argillose molto ricche in grandi macroforaminiferi a guscio piatto (Assiline, Operculine e soprattutto Discocycline); sono frequenti tane di organismi dell’infauna con le pareti rinforzate da gusci di macroforaminiferi piatti impilati gli uni sugli altri. La successione di Capo Mortola iniziò a svilupparsi in acque calde e agitate in prossimità della costa, dove il fondo marino era popolato da una ricca fauna costituita soprattutto da grandi Nummuliti, che formavano dei banchi (intervallo A); periodicamente si registravano fasi di aumento della velocità di sedimentazione come testimoniano i livelli intercalati a coralli isolati e molluschi. Successivamente la sedimentazione diventò più fine in ambiente di acque più tranquille e profonde, dove proliferavano piccole Nummuliti, coralli isolati e molluschi (intervallo B). Nell’ultima fase l’ambiente divenne leggermente più profondo e si popolò di abbondanti macroforaminiferi a guscio piatto (intervallo C).

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Per approfondire

Carbone F., Giammarino S., Matteucci R., Schiavinotto F. & Russo A. (1980). Ricostruzione paleoambientale dell’affioramento nummulitico di Capo Mortola (Liguria occidentale). Annali dell'Università di Ferrara, Supplemento 6: 231-268.

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Cooperativa Omnia

Testi e fotografie di Cristina Bonci e Grazia Vannucci