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BSPI Invited Paper (Open Access)

Scritta da Luca Jaselli il 22 novembre 2016.

Westall F. (2016) Microbial palaeontology and the origin of life: a personal approach. Bollettino della Società Paleontologica Italiana 55, 85-103.

Riassunto La Paleontologia è uno strumento essenziale per la ricostruzione della vtoria della vita sulla base di informazioni conservate nel record geologico e dell’evoluzione geo-biologica del nostro Pianeta. Lo studio dell’origine della vita e, quindi, delle prime forme in cui essa apparve, è reso inevitabilmente complicato dalla scarsa disponibilità di rocce terrestri più antiche di 3,5 miliardi di anni, e, in generale, dal loro stato di conservazione. Tuttavia, grazie allo studio delle rocce della prima parte dell’eone Archeano (da ~4,0 a ~3,2 Ga), ovvero fra le rocce più antiche del nostro Pianeta, oggi sappiamo non solo che le condizioni ambientali della Terra primitiva, sulla quale la vita si sviluppò, erano profondamente differenti da quelle attuali, ma abbiamo anche ottenuto informazioni (geologiche e ambientali) essenziali per indirizzare la ricerca sulla sua origine in termini di ricostruzione di scenari ambientali realistici e dei potenziali step evolutivi (almeno in termini di metabolismi possibili) da essa seguiti. Studi di paleontologia microbica condotti negli ultimi anni in rocce sedimentarie e vulcaniche del Paleoarcheano (da ~3,6 a 3,2 miliardi di anni), hanno rivelato la presenza di abbondanti forme di vita (di tipo microbico) fra le più antiche oggi note, diversificate, abbastanza evolute e complesse, nonché diffuse in differenti habitat. Inoltre, è stato stabilito che molto probabilmente la vita popolò il nostro Pianeta già all’inizio dell’Archeano, e, forse, già durante l’eone Adeano (~4,6-4,0 Ga), quando il nostro Pianeta era già potenzialmente abitabile (~4,4 Ga). Le condizioni ambientali estreme e fortemente anaerobiche che caratterizzavano la Terra primitiva, e gli ingredienti per la vita così come noi la conosciamo (per es., molecole di carbonio, elementi bio-essenziali, acqua liquida e sorgenti di energia), erano aspetti che il nostro Pianeta aveva in comune con altri pianeti e satelliti del neonato sistema solare. Allora, pensando alla vita basata sul carbonio e acqua (come è il caso della vita terrestre che comunque ad oggi è l’unica conosciuta) come ad un fenomeno cosmico comune nell’Universo (carbonio e acqua nei differenti stati fisici sono elementi comuni dell’Universo), è stato ipotizzato che essa potrebbe essersi originata anche su altri pianeti o satelliti dove, possibilmente, queste tracce (di tipo microbico) potrebbero ancora essere conservate nel relativo record roccioso, come per esempio potrebbe essere il caso di Marte, Europa o Encelado. Oggi la paleontologia microbica che si occupa di studiare fossili microbici di tipo procariotico nel record fossile dall’Archeano al Recente con una attenzione particolare allo studio di ambienti estremi moderni e fossili e allo studio in laboratorio di processi tafonomici e di fossilizzazione, di biomineralogia e geomicrobiologia (relazioni microbi-minerali), ci fornisce informazioni preziose circa quali forme di vita (microrganismi viventi o fossili) e quale strategia seguire nella ricerca della vita fuori dal nostro Pianeta. Così i metodi investigativi messi a punto per studiare, riconoscere e comprendere i resti fossilizzati di forme di vita primitiva (procarioti), potrebbero essere importanti sia per riconoscere tracce di vita terrestri sempre più antiche (per es., gechimica isotopica e tracce molecolari), sia per la ricerca di vita e delle sue origini su Marte o su altri pianeti o satelliti. La possibilità di riportare sulla Terra rocce da Marte (o da Europa o Encelado), che potrebbero contenere tracce di vita extraterrestre, molto probabilmente di tipo procariotico, anaerobico e chemiotrofico, sono gli obiettivi delle imminenti missioni spaziali, e nello stesso tempo una grande sfida per la paleontologia (microbica) e una opportunità per i paleontologi di mettere a punto strategie investigative (alla scala micro- e nano- metrica) nel tentativo di stabilire l’universalità della vita.

 

Scarica allegati: 01_Westall_2016_BSPI_552.pdf