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Nel 1841 il Terzo Congresso degli Scienziati Italiani accolse la proposta di costituire presso il Regio Museo di Fisica e Storia Naturale di Firenze una Collezione Centrale Nazionale di Mineralogia e Geologia, riconoscendo come rocce e fossili fossero il necessario «germe della Carta geologica», secondo le parole usate da Igino Cocchi nel 1871. Venti anni dopo, nell’anno dell’unità d’Italia, il progetto si ridimensionava ai soli fossili, dando vita alla Collezione Centrale Italiana di Paleontologia, ancora oggi visitabile a Firenze

La storia

Al termine della Prima Riunione degli Scienziati Italiani tenutasi a Pisa nel 1839, un’apposita commissione convenne di progettare una “nomenclatura geologico-mineralogica”. Il progetto vide ufficialmente la luce nel 1841 con la raccomandazione che tutti i geologi italiani inviassero rocce e fossili all’Imperial e Regio Museo di Fisica e Storia Naturale di Firenze, dove si stava tenendo la Terza Riunione degli Scienziati Italiani, e lì istituire una “raccolta geologica e mineralogica delle varie parti d’Italia”. I primi invii furono fatti negli anni quaranta, con un’interruzione legata anche agli eventi politici (Leopoldo Pilla, primo cattedratico tra i geologi italiani e protagonista della riunione, moriva nel 1848 durante la Prima Guerra d’Indipendenza Italiana).

Nel 1861 si riunì a Firenze una giunta nazionale incaricata di stabilire le norme generali per la redazione di una Carta Geologica della penisola. Sotto l’impulso di Igino Cocchi, allievo di Paolo Savi, altro protagonista delle adunanze del 1839-1841, la giunta sanciva la costituzione di una Collezione Centrale Italiana di Paleontologia, dando un più significativo impulso affinché si inviassero a Firenze fossili dei vari intervalli stratigrafici. Preso in consegna il catalogo di conchiologia fossile redatto nel 1842, Cocchi lavorò a un suo ampliamento con acquisizioni e raccolte fatte in Toscana e nelle più importanti località visitate nei viaggi europei. Una parte importante delle collezioni oggi presenti al Museo di Storia Naturale di Firenze giunsero nel primo decennio dell’unità d’Italia da tutta la penisola, a testimoniare il non trascurabile successo dell’impresa. Il primo volume del catalogo della collezione fu pubblicato nel 1872, partendo dai reperti geologicamente più giovani. Con il trasferimento del neo-costituito Regio Comitato Geologico a Roma nel 1873 si perse la centralità della scuola toscana nella grande impresa di una Carta Geologica d’Italia, e con essa quella delle collezioni fiorentine. Non così per i geologi attivi in città, che continuarono ad espandere le raccolte, dall’Italia e dal mondo, fino ad accumulare oltre 200.000 esemplari sotto la guida di Carlo De Stefani, direttore dell’Istituto Geologico di Firenze dal 1888 al 1824. Le collezioni vennero ordinate nel 1924 nei locali del secondo piano, fatto erigere per l’occasione da De Stefani, e collocati in apposite vetrine espositive secondo l’ordine cronostratigrafico auspicato dai primi “Scienziati Italiani”.

Le collezioni

Dai piemontesi Angelo Sismonda, Luigi Rovasenda e Giovanni Michelotti giunsero nel 1862-1863 oltre 5000 esemplari provenienti dai terreni terziari del Piemonte (Collina di Torino, Tortona) e della Liguria (Albenga, Savona). Giuseppe Scarabelli (1820-1905) inviò nel 1866 materiale fossile sia marino che terrestre del Terziario romagnolo, mentre l’Abate Antonio Stoppani portò a Firenze un buon campione della fauna pliocenica della Lombardia. Negli anni dal 1861 al 1868 giunsero gli invertebrati marini fossili raccolti e determinati da Giuseppe Seguenza e dal figlio Luigi (oltre 2000 esemplari, materiale particolarmente prezioso dopo la perdita delle collezioni personali dei due durante il terremoto di Messina del 1908). Negli stessi anni il Cavalier Roberto Lawley, allievo del pisano Vittorio Pecchioli, donò la sua ricca raccolta di vertebrati marini del Pliocene toscano, con cetacei, selaci e invertebrati, mentre la ricchissima collezione di invertebrati pliocenici del suo maestro, assieme ad invertebrati terziari di importanti regioni europee, giunse nel 1875 accompagnata da preziosi cataloghi manoscritti. Ad integrare le collezioni provenienti da tutta Europa per opera di Cocchi e Pecchioli, fu acquistato nuovo materiale dai grandi commercianti allora attivi come Louis Saemann a Parigi e Bernard Strüntz a Bonn. Il barone Achille De Zigno, inviò nel 1863 e anni successivi, per tramite dell’Accademia Olimpica di Vicenza, una raccolta paleobotanica di flora dalle classiche località del Giurassico vicentino. La flora cenozoica vicentina è rappresentata dalle collezioni delle località Chiavon, Salcedo e Novale. Sempre dal Veneto resti della fauna fossile a invertebrati di Recoaro, San Cassiano e Bolca, furono acquistati nel 1866 da Giovanni Meneguzzo, storica figura di guida montanistica e paleontologo autodidatta.

Dal 1880 il Gabinetto di Geologia e Paleontologia del Regio Museo di Fisica e Storia Naturale venne trasferito in Piazza San Marco, mentre le collezioni rimasero in Via Romana presso la Specola, per essere definitivamente trasferite a San Marco nel 1890. Qui sono visitabili negli splendidi allestimenti del 1924.

Testi selezionati

«In eseguimento della proposta fatta in una precedente adunanza di formare presso questo I. e R. Museo di Fisica e Storia Naturale, una Raccolta Geologica e Mineralogica delle varie parti d’Italia, si stabilisce che […] per i terreni secondari, i fossili facciano seguito alle Rocce di ogni formazione, ma che per i terreni terziari, possano i fossili formare una serie a parte. […] Che i Geologi abbiano particolarmente cura di mandare i fossili di terreni secondari d’Italia, la cui determinazione è importantissima, ma finora assai poco avanzata per la difficoltà dei necessari confronti. […] I Geologi Italiani non presenti al Congresso, saranno invitati a mandare anch’essi le Rocce, I Minerali, ed i Fossili del rispettivo paese. […]»

Savi P. e Sismonda A. (1841). Atti della Terza Riunione degli Scienziati Italiani, tenuta a Firenze nel Settembre del 1841.

«Il museo di Firenze possiede una collezione di mammiferi fossili dei depositi pliocenici della Val d’Arno che non ha pari in Europa sia per la loro abbondanza, sia per la loro perfetta conservazione. Altrove ai paleontologi si presenta il cammino irto di difficoltà a ragione della poca evidenza di mutilati campioni; qui i resti fossili delle medesime forme si presentano interi. Una buona monografia, convenientemente illustrata, sui mammiferi fossili della Val d’Arno, rifletterebbe sulla corona italica una luce sì splendida come quella dei capi d’opera della Tribuna o delle Gallerie di Palazzo Pitti»

Hugh Falconer, 1865 (letta alla Società Geologica di Londra)

Sul web

Atti della Terza Riunione degli Scienziati Italiani

Sulla mappa

La "Cappella Sistina" dei fossili

Per saperne di più

Cioppi E. & Dominici S. (2010). Origine e sviluppo delle collezioni geologiche e paleontologiche. In Monechi M. & Rook L. (Eds.), Il Museo di Storia Naturale dell'Università di Firenze. Le collezioni geologiche e paleontologiche. Firenze University Press, Firenze, 18-55.

Cocchi I. (1871). Brevi cenni sui principali Istituti e Comitati Geologici e sul R. Comitato Geologico d’Italia per servire da introduzione al I volume delle Memorie. Memorie del Regio Comitato Geologico d’Italia, 1: 3-33.

Cocchi I. (1872). Raccolta degli oggetti de’ così detti Tempi Preistorici. Cataloghi della collezione centrale italiana di paleontologica, 1, Civelli, Firenze, 104 pp.

Corsi P. (2003). La Carta Geologica d’Italia: agli inizi di un lungo contenzioso. In: Vai G.B., Cavazza W. (eds.), Four Centuries of the Word Geology. Ulisse Aldrovandi 1603 in Bologna. Minerva: 271-300.

Testo di Stefano Dominici
Fotografie di Saulo Bambi e Stefano Dominici