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Le Collezioni Paleontologiche fanno parte delle Collezioni Geologiche e Storiche dell’ex Servizio Geologico, oggi ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale). Esse costituivano, e costituiscono ancora oggi, la più cospicua e puntuale testimonianza del vasto programma di studi e ricerche avviato a seguito della raggiunta unità del Paese ai fini della conoscenza geologica del territorio e della riorganizzazione industriale ed infrastrutturale.

Nel 1873, il Regio Comitato Geologico, il cui fine era quello di promuovere la raccolta di fossili e rocce durante i lavori di rilevamento per la Carta Geologica al fine di creare un museo lito-paleontologico, fissò le direttive per la compilazione della Carta Geologica del territorio italiano, attraverso l’operato del Regio Ufficio Geologico. Vennero così poste le basi per una raccolta sistematica di reperti fossili sul territorio italiano. Solo dopo il 1877 iniziarono i primi rilevamenti del territorio italiano, in particolare in Sicilia ed in Sardegna, che rappresentavano all’epoca, i maggiori bacini minerari d’Italia. Il primo rilevamento stratigrafico è riferibile alla campagna di scavo condotta da Giuseppe Meneghini nell’Iglesiente, in Sardegna, nel corso della quale furono campionati numerosi resti fossili nelle rocce paleozoiche, le più antiche d’Italia. Tali fossili, costituiti principalmente da trilobiti cambriani, furono studiati e pubblicati dallo stesso Meneghini, e andarono a costituire il primo nucleo della prestigiosa collezione tutt’oggi conservata in ISPRA.

Le numerose campagne di rilevamento che seguirono in tutta Italia, incrementarono le collezioni di migliaia di reperti fossili, campionati e ordinati sistematicamente dai diversi studiosi, quali Meneghini stesso, Curioni, Canavari, Lotti, Viola, Clerici, Checchia Rispoli, Crema, Di Stefano, solo per citarne alcuni. Nello stesso periodo il Comitato Geologico curò anche l’acquisizione di collezioni private come, ad esempio, la prestigiosa collezione di Giulio Curioni, composta da migliaia di reperti fossili, rocce e minerali provenienti dalla Lombardia. Questa collezione comprende numerosi fossili appartenenti a diversi gruppi tassonomici fra i quali spiccano i preziosi Lariosauri di Perledo (Lecco), rettili anfibi del Triassico, antenati dei dinosauri.

I reperti fossili provenienti dalle campagne di scavo per la Carta Geologica d’Italia, dapprima ordinati e classificati presso il laboratorio paleontologico di Pisa, dal 1886 vennero inviati al nuovo laboratorio paleontologico, diretto da Mario Canavari, presso il Museo Agrario Geologico di Roma. Questo laboratorio diventò poi ufficialmente, nel 1896, il Gabinetto Paleontologico del Museo. Fu allestita nel nuovo Museo la sala espositiva dedicata alle collezioni paleontologiche con i reperti fossili classificati, esposti secondo un ordine tassonomico e regionale, mentre nei nuovi spazi assegnati al Gabinetto trovarono posto i reperti in fase di studio e ordinamento. In questo periodo grande impulso fu dato allo studio paleontologico dei reperti in relazione alla stratigrafia e alla cartografia; le attività scientifiche furono diffuse e divulgate attraverso numerosi lavori specialistici sui diversi gruppi tassonomici ad opera dei più grandi studiosi quali Meneghini, Checchia Rispoli, Crema, Curioni.

Negli anni a venire, e per un lungo periodo, le collezioni paleontologiche subirono un sostanziale incremento attraverso il contributo dei reperti raccolti dai geologi, fra i più noti nella letteratura specializzata, nella lunga attività di rilevamento effettuata - per conto del Servizio Geologico d’Italia - per la realizzazione della Carta Geologica alla scala 1:100.000. Furono inoltre incrementate grazie a significative donazioni, scambi e acquisti con similari istituti scientifici nazionali ed esteri.

Attualmente le collezioni paleontologiche sono costituite da circa 100.000 reperti, distribuiti in numerose raccolte, molte delle quali rivestono notevole importanza sia per il contenuto scientifico che sotto il profilo storico e museale. I reperti fossili conservati sono rappresentati da vertebrati e invertebrati (marini e continentali), e da vegetali, vissuti dall’Era Paleozoica all’Era Quaternaria. Fra questi si annoverano 244 fossili tipo, esemplari unici di riferimento per la tassonomia mondiale rappresentati principalmente da trilobiti e, subordinatamente, echinodermi, ammoniti, bivalvi, gasteropodi, rettili e pesci.

L’intero patrimonio paleontologico è suddiviso in quattro macroaree principali:

Collezione generale (circa 76.000 reperti), costituita da esemplari appartenenti prevalentemente al gruppo degli invertebrati, raccolti nel corso delle attività di rilevamento per la realizzazione della Carta Geologica d’Italia, e nelle campagne di ricerca nell’ex Africa coloniale italiana; oggetto di scambi, acquisti e donazioni.

Collezioni storiche (circa 20.000 reperti), raccolte prestigiose, costituitesi fin dalla nascita del Laboratorio paleontologico, rappresentate da vari gruppi tassonomici con localizzazione regionale, oggetto, fin dal secolo scorso, di studi e pubblicazioni da parte di illustri scienziati. Sono definite sia con il nome del gruppo di appartenenza (Collezioni Graptoliti, Ammoniti, Rudiste, Ittiofauna) che con il nome dello studioso che le costituì o studiò (Collezioni Bonarelli, Canavari, Checchia Rispoli, Curioni, Malatesta, Meneghini-Rasetti). Di enorme valore la presenza in queste raccolte della quasi totalità dei “Tipi” conservati, rappresentati da trilobiti, echinodermi, ammoniti, bivalvi, gasteropodi, rettili e pesci.

Collezione vertebrati (circa 3.000 reperti), costituita prevalentemente da reperti appartenenti alla mammalofauna plio-pleistocenica, provenienti da giacimenti della Campagna romana, della Toscana e della Sicilia.

Collezione vegetali (circa 600 reperti), comprende sia esemplari isolati che diverse raccolte di vegetali fossili provenienti da località italiane e straniere fra cui, di particolare pregio, quelle paleozoiche provenienti dai bacini minerari carboniferi della Germania, della Polonia e della Sardegna, nonché dai depositi permo-triassici della Toscana.

A seguito delle vicissitudini che hanno portato alla chiusura della sede storica del Museo Agrario Geologico, attualmente, dopo 150 anni di storia, questo ingente patrimonio paleontologico, preziosa testimonianza della vita in Italia nel corso delle varie ere geologiche, si trova inscatolato in 64 casse lignee e 13 fra gabbie speciali, imballi e pallet, e depositato in magazzino.

Per approfondire

Testi: Roberta Rossi – Responsabile Area Attività Museali – ISPRA
Immagini: Archivio fotografico dell’Area Attività Museali – ISPRA