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La collezione Spallanzani è formata dai corpi naturali che il grande uomo di scienza raccolse ed espose nel suo museo privato di Scandiano. Alla sua morte l’intera raccolta venne rilevata dalla municipalità di Reggio Emilia che la utilizzò come nucleo per l’allestimento dei Musei Civici Reggiani, dove ancora oggi è visitabile, perfettamente integra, quasi due secoli e mezzo dopo la sua prima costituzione.

La collezione Spallanzani di Reggio Emilia è quella formata dai reperti che Lazzaro Spallanzani raccolse e organizzò presso la sua abitazione privata a Scandiano. Il grande naturalista, allievo di Vallisneri e ideatore di esperimenti tra cui quello per confutare la generazione spontanea, fu anche grande collezionista di reperti naturalistici, tra i quali rocce e fossili. Incaricato della cattedra di Storia Naturale all'Università di Pavia, nel 1771, istituì un museo per lo studio e l'insegnamento. Il Museo di Storia Naturale di Pavia aveva fama europea, mentre la raccolta privata era per il suo autore un piccolo tesoro nascosto.

L’acquisizione dei reperti avveniva spesso durante i viaggi esplorativi, spesso con esemplari simili presenti nelle collezioni di entrambi i musei. Da commercianti comperava infatti le produzioni naturali locali con l’intento di espandere sia la collezione pavese che quella di Scandiano, come è testimoniato dalle lettere indirizzate al fratello Niccolò (da Marsiglia: “nelle compere che andrò facendo pel suddetto museo [di Pavia] mi ricorderò anche del mio di Scandiano”.

Il museo di Scandiano prese la sua prima forma nei locali del primo piano della casa paterna, a partire dal 1771, col supporto di Niccolò e Marianna, fratello e sorella, che si occuparono della sistemazione degli ambienti, la collocazione dei reperti e la preparazione degli esemplari da esporre. La sistemazione aveva un’impostazione in parte moderna, anche se risentiva ancora di influenze delle sempre più desuete Wunderkamer, dove i reperti ingombravano le stanze, alcuni appesi dal soffitto, avvolti in arredi preziosi. Se Lazzaro era il procacciatore di esemplari, il fratello Niccolò agiva da curatore della collezione. Nel 1782 Spallanzani chiese al chimico e mineralogista Antonio Maria Lorgna di interessarsi per l’acquisto di 65 lastre con pesci di Bolca, di proprietà del farmacista e naturalista veronese Vincenzo Bozza ("posseditore di un'insigne raccolta de' pesci petrificati del monte Bolca"). Dopo una prima acquisizione per il museo dell’università, Spallanzani acquistò dal Bozza altre 35 lastre con pesci per il proprio museo privato. Tra le specie rappresentate nella raccolta, troviamo Mene rhombea e Sparnodus sp., tra gli esemplari più preziosi dell’esposizione paleontologica scandianese per le caratteristiche estetiche, come lo stesso Spallanzani amava ricordare (“questi corpi di mare per loro gran sorte venghino considerati per il più bell’ornamento de’ naturali musei”).

La piccola raccolta spallanzaniana era esposta in origine all’interno di cinque stanze, che ospitavano rispettivamente minerali, uccelli, pesci, crostacei, conchiglie e petrificazioni animali. Gli ittioliti di Bolca vennero così esposti nella quinta stanza. Nel 1799 alla morte di Spallanzani, il comune di Reggio Emilia acquistò dal fratello Niccolò l’intera collezione, comprendente sia i reperti zoo-mineralogici che gli armadi che la ospitavano, gli arredi, la biblioteca e i manoscritti del naturalista, oltre ai suoi strumenti e oggetti personali. L’intera raccolta venne poi trasferita, prima presso Palazzo S. Giorgio, sede del liceo di Reggio Emilia, e poi nel 1830 presso l’antico convento di San Francesco. Nel tempo la collezione Spallanzani si è andata arricchendo di altri reperti, che si sono andati accumulando spesso senza ordine, rendendo la situazione insostenibile.

Nel 1880 il prof. Alfredo Jona venne nominato direttore del museo con il compito di riorganizzarlo. Il nuovo allestimento, messo in opera fra il 1883 e il 1885, restituì alla raccolta spallanzaniana l’originaria consistenza, separando in altre sale il materiale aggiuntosi nel corso dell’ ‘800, e disponendo la collezione nell’ala settentrionale del museo, all’interno di due sale. Nella prima stanza si trovano oggi arredi e souvenir del viaggio a Costantinopoli. Nella seconda, la collezione vera e propria, esposta in 22 armadi di reperti zoologici, fossili e minerali per un totale complessivo di oltre 2000 oggetti. Le vetrine che ospitano i reperti sono in parte quelle originali dello Spallanzani, in parte successive, ma copie delle originali, con reperti esposti come presumibilmente li aveva sistemati l'autore della raccolta. L’ordinamento dei reperti riflette pertanto le conoscenze scientifiche di quel tempo, secondo un ordine che, partendo dalle produzioni minerali, vede al suo vertice l’uomo e i suoi prodotti.

La raccolta di zoologia venne ordinata seguendo il moderno ordine linneano, mentre le petrificazioni vennero interposte fra zoologia e mineralogia, a rappresentare idealmente la transizione fra il regno dei viventi e quello delle rocce. I fossilia (petrificata) vennero ricollocati nell’armadio n. 17. La raccolta paleontologica di 124 esemplari include oggi anche le 35 lastre calcaree con ittioliti del "Monte Bolca", giunte integralmente sino a noi.

Nel web

Musei Civici Reggio Emilia

La collezione Spallanzani in video

Ha detto Spallanzani

“Orittologia è quella parte di storia naturale che tratta de’ fossili, e sotto nome di fossili vengono compresi tutti i corpi naturali e sotterranei, e terrestri che si trovano alla superficie del globo o che si traggono dal suo seno.”

“Le petrificazioni sono corpi figurati, petrosi o minerali, sempre forestieri alla terra primitiva, e che vi sono passati dal regno vegetale o animale per qualche accidente e col mezzo dell’acqua e del mare che in fine doppio di essere stati deposti nelli strati della terra hanno sofferto diversi cangiamenti.”

“Per via di queste petrificazioni marine veniamo in cognizione degli animali d’allora e troviamo che molti d’adesso vi erano anche in quel tempo, ma diversi non si trovano più: onde inferiamo o che le razze si sono perdute o che non esistono che nei mari più profondi.”

“Quale sia l’ossatura, e l’insieme delle grandi loro masse, la positura, e l’andamento delle diverse loro parti, l’intreccio, e le relazioni di essi strati, questo è ciò cui sta massimamente a cuore si sapere al Litologo ricercatore dei Monti.” (Viaggi alle Due Sicilie e in alcune parti dell’Appennino dell’Abate Lazzaro Spallanzani, 1792)

Testo di Luca Jaselli
Fotografie dell'Archivio fotografico dei Musei Civici di Reggio Emilia.