Utente: non autenticato Accedi | Italiano · English

Nel corso dei primi decenni del 1900, il medico-dentista appassionato di paleontologia Virginio Caccia costituì un’importante collezione di fossili, raccogliendo quanto affiorava dai depositi alluvionali lambrani del colle di San Colombano. Dopo aver raccolto e preparato i reperti, Caccia li studiava e li classificava grazie anche al supporto di paleontologi professionisti dell’Università di Pavia e della Società Italiana di Scienze Naturali di Milano. Nel 1927 donava la sua collezione ai cittadini di San Colombano affinché potesse essere visibile a tutti, esposta in un museo a essa dedicato.

Virginio Caccia (1870-1951), medico e autore di una pubblicazione di riferimento per la formazione dei chirurghi dentisti di inizio secolo, dedicava alla geologia e alla paleontologia il suo tempo libero e la sua curiosità, ricercando e raccogliendo nei terreni o acquisendo materiale raccolto da altri attorno a San Colombano, la piccola città sulla valle del fiume Lambro dove viveva. Alle pubblicazioni odontostomatologiche del periodo 1900-1920 seguirono studi di interesse geologico, pubblicati tra il 1928 e il 1942. Dal connubio delle due discipline di sua pertinenza nascevano, negli anni in cui si diradavano gli impegni da medico, due opere particolarmente significative della sua vocazione: “A proposito di un dente di Elephas primigenus (1927) e “Appunti sull’apparato dentale nel Cervus elaphus fossile” (1928). Queste due opere coincidono con la donazione della bella collezione che aveva accumulato negli anni al comune di San Colombano, che la esponeva nella Sala Consiliare. Nel 1929 curò l’edizione di 110 esemplari numerati della Geo-storia del colle di S. Colombano al Lambro, revisione dei lavori pubblicati fino a quel momento sui terreni da lui meglio conosciuti e suo più grande contributo alla geologia. Caccia, innamorato della sua San Colombano, qui la descrive come se la sua genesi fosse stata “evocata da una bacchetta magica che la natura arricchì di ogni più bel vezzo sotto una volta di cobalto”. Il Prof. Luigi Cazzamali all’interno della prefazione aggiunse che il Caccia nella sua grande ammirazione per Antonio Stoppani, tese ad emularlo scrivendo un libro divulgativo sulla geo-storia banina per valorizzarne le peculiarità, allo stesso modo in cui lo Stoppani fece con il suo “Bel Paese” per gli italiani.

La collezione comprendeva numerosi esemplari di fauna marina tra cui la famosa “Fauna nana” del Calabriano, costituita da gasteropodi di piccole dimensioni, altri molluschi e i foraminiferi del Calabriano di San Colombano. Questi fossili di ambiente marino venivano raccolti dalla base dalle marne del Miocene superiore, in prossimità dei terreni del Pliocene e del Quaternario. La fauna terrestre comprendeva invece resti di mammiferi quaternari rinvenuti nei depositi alluvionali della valle del Lambro.

Dopo la donazione la collezione Caccia venne trasferita dalla sala del consiglio comunale ai corridoi della locale scuola elementare, dove vi rimase stabilmente fino al 1965, quando i fossili subirono un ulteriore spostamento all’Università di Pavia per essere approfonditamente studiati da Giacomo Anfossi. I reperti rimarranno in questa collocazione fino al 1979, quando i fossili furono con gradualità restituiti al comune di San Colombano. Nel 1980 apriva i battenti il Museo Paleontologico e Archeologico intitolato a Virginio Caccia, in una collocazione definitiva e consona al valore dei reperti conservati ed esposti. Una parte della collezione è ancor oggi conservata presso l’Università di Pavia.

Brani scelti

«Ho svolto questo argomento già da tempo vagheggiato, come le mie cognizioni, i mezzi d’indagine e lo spazio me lo hanno permesso, augurandomi che altri, in miglior forma, vorrà supplire alle mie manchevolezze.»

Hanno detto di lui

«Il lungo studio e il grande amore che lo anima per queste nobilissime scienze qualche volta gli hanno tolto il segno della misura. La materia gli crebbe insensibilmente fra le mani; e allora il ruscello esce dal suo letto e corre ad allagare i terreni vicini e lontani.» - Luigi Cazzamali (1929)

Per approfondire

Caccia V. (1929). Geo-storia del colle di S. Colombano al Lambro e di alcune altre zone fra l’Adda ed il Ticino, Stradella e Piacenza. Cairo & Rulfi, Codogno (MI).

Caccia V. (1934). Cranio fossile di Bos primigenius nell'alluvione lambrana in territorio di S. Colombano al Lambro. Archivio storico per la città e i Comuni del Circondario e della Diocesi di Lodi 3-4: 211.

Caccia V. (1935). Uno sguardo geo-idrografico alla Valle Abduana dalla fine del Pliocene all'Era attuale. Archivio storico per la città e i Comuni del Circondario e della Diocesi di Lodi 1-2: 3.

Falconi B., Porro A. & Franchini A. F. (2011). Virginio Caccia, dentista e naturalista di fine Ottocento. Atti del XI Congresso nazionale della Società Italiana di Storia della Odontostomatologia, Pavia: 150-162.

Guioli S. & Brambilla G. (2003). La “fauna nana” (Brachiopoda e Mollusca) di San Colombano al Lambro (Lombardia - Italia NO): revisione e nuova interpretazione della Collezione Patrini. Atti della Società italiana di scienze naturali e del Museo civico di storia naturale di Milano 144: 197-209.

Soldan D. M. & Cuccaro T. (2007). Il museo paleontologico “Virginio Caccia” di San Colombano al Lambro (MI). Paleoitalia 16: 29-32.

Sul web

Museo Virginio Caccia

Testo e fotografie di Luca Jaselli
Per gentile concessione del Museo Virginio Caccia di San Colombano al Lambro (MI)