Utente: non autenticato Accedi | Italiano · English

Nella collezione appartenuta a Giovanni Targioni Tozzetti, nato a Firenze nel 1712, confluirono le collezioni del padre, Benedetto Targioni Tozzetti, e del suo maestro Pier Antonio Micheli, acquistata nel 1739. Grande naturalista, definito da Alberto Fortis “il Plinio toscano”, Giovanni Targioni fu incaricato nel 1763 di riordinare le collezioni di Storia Naturale del Granduca di Toscana. Alla morte lasciò le sue collezioni in eredità al figlio Ottaviano, artefice di un’opera di riordino del Catalogo delle Produzioni Naturali. Oggi possiamo riconoscere gli esemplari appartenuti al padre attraverso i cartellini autografi, una minima parte di quello che fu uno dei più importanti musei d’Europa del Settecento.

Il fiorentino Giovanni Targioni Tozzetti (1712-1783) successe nel 1739 a Pier Antonio Micheli alla direzione dell’Orto Botanico. Prefetto della Biblioteca Magliabechiana, fu un grande erudito, membro delle più autorevoli società, come la Colombaria Fiorentina (lì chiamato «L’Abboccato») e l’Accademia dei Georgofili, di cui fu uno dei fondatori. Collezionista di cose naturali, proprietario dal 1739 dell’intera collezione appartenuta al suo maestro Micheli ed erede di quella di suo padre Benedetto Targioni Tozzetti, nel 1750 iniziò a redigere un Catalogo della Collezione Mineralogica del museo creato nella sua casa di via Ghibellina, a Firenze. Il catalogo si compone di 11 volumi comprendenti rocce e fossili, questi ultimi raggruppati con i minerali. Data le sue competenze, Francesco II di Toscana gli affidò nel 1763 il compito di stilare un Catalogo delle Produzioni Naturali della Toscana col quale dare un ordine alla collezione granducale, accumulata senza inventari e, come disse il Targioni nel 1763, «provisionalmente riposta alla rinfusa e senza metodo in una stanza che si chiama la Stanza de’ Nicchi e in un’altra piccola stanza sotto la scala del Corridoio de’ Pitti». Quest’opera, che cristallizza i concetti tassonomici e genetici di uno dei più grandi naturalisti del Settecento e allo stesso tempo getta le fondamenta per l’istituzione del Museo di Storia Naturale fondato a Firenze nel 1775, è all’avanguardia in campo museologico. L’ammontare totale dei pezzi elencati è di 3449, suddivisi tra animali, vegetabili e fossili (2340 animali, 375 vegetali, 734 fossili). I fossili in senso stretto sono qui raggruppati con gli animali, al termine delle voci riferite agli animali viventi, mentre alla voce «fossili» inserisce pietre e minerali. Giovanni Targioni, che per primo discusse la reale antichità dei resti di elefanti toscani nelle relazioni dei suoi viaggi pubblicate a metà del secolo, dette nuovo impulso allo studio degli strati sedimentari della Toscana seguendo l’insegnamento di Niccolò Stenone e lasciando alle generazioni future il concetto che gli strati e i fossili sono documenti per ricostruire la storia della terra.

I fossili appartenuti a Giovanni Targioni Tozzetti possono essere riconosciuti grazie ai cartellini autografi, ritagliati a mano e allacciati al fossile attraverso uno spago. Il numero scritto sul cartellino corrisponde al numero d’ingresso di quel fossile nel catalogo manoscritto.

Brani scelti

«[Il dottor Molinari] aveva fatta una diligentissima raccolta di tutte le varietà di Testacei fossili, che in copia grande si trovano per le colline di San Miniato, ed altre contigue di Valdelsa, di Valdevola, e di Valdera; e fra questi vi erano tutti quelli che sono figurati nella Metallotheca Vaticana di monsignor Michel Mercati, ma moltissimi altri di più. Il dottor Molinari sceglieva i pezzi ben accompagnati, i più saldi, e di una conservazione meravigliosa, e di tanto in tanto, a panierate, ne mandava al Micheli, perché prendesse uno per sorte di quelli che non aveva nel suo Museo, ed a tutti ponesse il nome metodico, lo che regolarmente toccava a fare a me, ma in ricompensa godo ora il possesso di essi Testacei, pervenutimi col Museo Micheliano»

«Studiando la Natura su’ libri e al tavolino, facilmente uno s’appaga degli speciosi Sistemi fino ad ora inventati per ispiegare la struttura di questo nostro Globo, e la formazione de’ monti: ma se uno si vorrà prendere la pena di osservare le produzioni naturali ne’ luoghi nativi, e riscontrare come veramente siano fatti i monti, non potrà che diffidare di qualunque Sistema»

«Un’astroite marina impietrita quasi al grado di Diaspro [...] io feci vedere questo corpo marino al mio riverito maestro Pier Antonio Micheli. Egli mi assicurò che questa era la prima che, per quanto egli sapeva, fosse stata trovata in Toscana».

«Un altro vasto cimitiero d’elefanti è stato ultimamente scoperto nel Valdarno di sotto verso Cerreto Guidi; questi elefanti del Valdarno di sotto non si dirà che sieno annibalici, e confermarono la mia congettura che sieno della antica razza che abitava l’Europa. [...]
Queste ossa ci danno maggiore lume per rintracciare la loro origine, sono esse di molti elefanti di diversa età e grandezza disperse qua e là per gli strati orizzontali di rena e di creta e ivi stanno mescolate con i testacei fossili di origine marina, i quali comunemente diconsi diluviani. Animali che una volta avanti ogni memoria d’uomini erano indigeni della Toscana, e da molti secoli in qua non lo sono più. Tali sono gli elefanti, gl’ippopotami, certi smisurati animali incogniti, dei quali si trovano sepolti gli ossi e i denti, & c. si possono aggiungere gli orsi dei quali fra noi se n’è già spenta la razza
».

Di lui hanno detto

«Il vivente Plinio toscano, diligentissimo osservatore, fra quanti mai n'ebbe l'Italia, delle operazioni della Natura dei monti» - Alberto Fortis (1778)

Per approfondire

Cioppi E. & Dominici S. (2010). Origine e sviluppo delle collezioni geologiche e paleontologiche. In Monechi M. & Rook L. (Eds.), Il Museo di Storia Naturale dell'Università di Firenze. Le collezioni geologiche e paleontologiche. Firenze University Press, Firenze, 18-55.

Dominici S. (2009). Steno, Targioni, and the two forerunners. Journal of Mediterranean Earth Sciences 1: 101-110.

Cipriani C. & Scarpellini A. (2007). Un contributo alla mineralogia settecentesca. La Collezione di Giovanni Targioni Tozzetti. Olschki, Firenze, 200 pp.

Targioni Tozzetti G. (1749-1754). Relazioni di Viaggi fatti in Toscana. Stamperia Imperiale, Firenze, 6 volumi.

Mostra virtuale - Museo Galilei

Testo di Stefano Dominici
Fotografie di Saulo Bambi (Archivio del Museo di Storia Naturale, Università di Firenze)